QUESTO FORUM E' CONSACRATO ALLO SPIRITO SANTO... A LUI OGNI ONORE E GLORIA NEI SECOLI DEI SECOLI, AMEN!
 
Innamoriamoci della Sacra Scrittura! Essa ha per Autore Dio che, con la potenza dello Spirito Santo solo, è resa comprensibile (cf. Dei Verbum 12) attraverso coloro che Dio ha chiamato nella Chiesa Cattolica, nella Comunione dei Santi. Predisponi tutto perché lo Spirito scenda (invoca il Veni, Creator Spiritus!) in te e con la sua forza, tolga il velo dai tuoi occhi e dal tuo cuore affinché tu possa, con umiltà, ascoltare e vedere il Signore (Salmo 119,18 e 2 Corinzi 3,12-16). È lo Spirito che dà vita, mentre la lettera da sola, e da soli interpretata, uccide! Questo forum è CONSACRATO ALLO SPIRITO SANTO e sottolineamo che questo spazio non pretende essere la Voce della Chiesa, ma che a Lei si affida, tutto il materiale ivi contenuto è da noi minuziosamente studiato perchè rientri integralmente nell'insegnamento della nostra Santa Madre Chiesa pertanto, se si dovessero riscontrare testi, libri o citazioni, non in sintonia con la Dottrina della Chiesa, fateci una segnalazione e provvederemo alle eventuali correzioni o chiarimenti!
 
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I MIRACOLI EUCARISTICI

Last Update: 9/23/2009 11:45 AM
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9/23/2009 11:38 AM
 
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di Padre Giorgio Finotti dell'Oratorio

L'EUCARISTIA:

“Compendio di tutti i miracoli”

(s. Tommaso)

San Pier Giuliano Eymard (1811-1868) intorno alla tenera età di 15 anni, avendo sentito che Gesù stava dentro la casa d'oro il tabernacolo in chiesa un giorno elusa la sorveglianza della mamma e della sorella, scomparve per lungo tempo. Preoccupate, la mamma e la sorella cercarono il fanciullo dappertutto.  Finalmente alla sorella di Pier Giuliano venne in mente di cercarlo nella vicina chiesa parrocchiale. Ed infatti era proprio là anzi dopo aver preso uno sgabello vi era salito per giungere fino al tabernacolo sopra l'altare. Il fanciullo teneva la piccola testa appoggiata alla porticina d'oro del tabernacolo e diceva: “Gesù sei qui?”.  Divenuto grande, San Pier Giuliano diventerà il santo della DIVINA PRESENZA di Gesù nei nostri tabernacoli e fonderà persino un istituto religioso chiamato dei Sacerdoti del S.S. Sacramento i quali coltivano con ogni zelo l'amore e l'adorazione a Gesù Eucaristia.
Dinanzi a Gesù Eucaristia rinnovo la mia fede e il mio amore qui e adesso e invito tutti i lettori e le lettrici ad andare con la mente al primo Tabernacolo più vicino della vostra chiesa e mandare un saluto filiale a Gesù che vive giorno e notte tra noi.
Che Gesù donasse la sua vita per me questo lo so perché conoscendo il suo Cuore misericordioso comprendo il suo amore infinito fino a giungere al dono di tutta la sua vita per ciascuno di noi: ma chi avrebbe mai pensato che Egli Gesù, inventasse nel suo amore il modo di restare sempre - sempre - con noi?
Questo è il dono mirabile della sua PRESENZA VERA, anche se misteriosa, in mezzo a noi!

IL MIRACOLO QUOTIDIANO

Ogni giorno, non importa l'ora se all'alba o se nel pieno meriggio o se sul far della sera quieta o addirittura nella notte devota anch'io come tutti gli altri sacerdoti sparsi nel mondo compio un miracolo stupendo dì grazia di vita, d'amore.
Il sacerdote ha le mani, la bocca, il cuore portentosi; ad un loro cenno, ad una loro parola, ad un loro gesto d'amore i sacerdoti quando sono all'altare per celebrare la messa, compiono ogni giorno, ad ogni ora del giorno, in tutto il mondo, il miracolo quotidiano di rendere vivo e vero Gesù, presente nel pane e nel vino consacrati.
Quando salgo l'altare rivestito dai sacri paramenti e nel momento più culminante dell'intero sacrificio di Cristo, prendo fra le mani ancor tremanti un pezzo di pane bianco che raccoglie le fatiche e il sudore dell'uomo e pronuncio le parole immortali: “Questo è il mio corpo”, allora proprio in quel momento avviene il grande miracolo; così quando prendo il calice del vino e dico con voce sommessa: “Questo è il mio sangue”, allora il miracolo è pieno, perfetto.
Questo è il MIO corpo, questo è il MIO sangue!
Mio?  Sì, o potente mio Signore: è mio questo corpo impastato, è mio questo sangue versato, perché tu, Signore, hai detto che ogni sacerdote è tè, perché è stato consacrato da te ad essere tuo sacerdote, per sempre.
Ma dimmi, o altissimo mio Signore, che cosa è avvenuto?
Proprio così: un poco di pane bianco è diventato il tuo corpo candido; un poco di vino genuino è diventato il tuo sangue vermiglio!
Un miracolo! Un miracolo!
Questo pane che vedo e tocco non è più pane, ma Gesù tutto intero; questo vino che vedo e bevo, non è più vino, ma Gesù tutto intero.  Un miracolo dunque è avvenuto e si è compiuto fra le mie mani qui, su quest'altare, sotto i miei occhi e dinanzi agli occhi di tutti i fedeli che tengono le mani giunte e i cuori adoranti pieni di intima gioia e fede.
Il miracolo eucaristico è così quotidiano che quasi quasi non ci accorgiamo più del suo sconvolgente evento di grazia e di amore.
Ma quand'è che, sacerdoti e fedeli apriamo gli occhi alla fede per “vedere” quello che effettivamente avviene sull'altare?
Pensate: ogni altare è circondato da migliaia d'angeli adoranti che cantano: Santo, Santo, Santo, mentre lo stesso Spirito Santo, invocato e posto sulle offerte con la imposizione delle mani sacerdotali, trasforma transustanzia il poco pane nel mirabile Corpo del Signore Gesù, e il poco vino nel prezioso Sangue dello stesso Gesù, come una volta dal grembo verginale di Maria S.S. diede la carne e il sangue al Verbo Divino fatto uomo!
Davanti agli occhi sbigottiti “nulla vedo, nulla comprendo”, dice San Tommaso d'Aquino eppure la fede mi conferma, mi fa certo che nello Spirito Santo il pane è trasformato sostanzialmente nella Carne di Gesù e il vino nel Sangue di Gesù.
Fratelli e sorelle è Cristo vivente che si offre per noi e si consegna come cibo e bevanda che danno la VITA IMMORTALE!
L'Eucaristia “omnium miracolorum maximum: il più grande di tutti i miracoli!”  (S. Tommaso d'Aquino)
Miracolata ne è la sostanza: Gesù stesso, ne è la quantità: sta tutto Gesù, ne è la qualità: è invisibile, ma reale, ne è l'azione: è la transustanziazione, ne è la specie del pane e vino: è sorretta da Gesù stesso.
“Devotamente vi adoro, o Divinità nascosta sotto queste specie a Voi tutto sì dona il mio cuore e tutto si strugge nella contemplazione del vostro amore”.  (S. Tommaso d'Aquino)
Eppure davanti a così grande miracolo quotidiano, non tutti credono, non tutti sanno, non tutti accettano, non tutti mangiano e bevono la vera vita che è Cristo Gesù Eucaristia!
È così pieno di luce ineffabile questo miracolo che molti non apprezzano, non accolgono, non adorano.
Quanto piccola e languida è la nostra fede!
Lo si vede come si celebra, come si adora, come ci si prepara e come si ringrazia!
Freddezza, stanchezza, abitudini, fretta, distrazione, indifferenza, sono tra i difetti più comuni di una fede smorta.
E per questo che Gesù stesso, ogni tanto lungo i secoli della nostra storia umana, appare e si fa visibile e palpitante sotto i nostri occhi increduli e distratti, per rinnovare la nostra fede languida e il nostro cuore tiepido.
Sono i miracoli eucaristici straordinari, sono la realtà eucaristica visibile e tangibile della mirabile Presenza del Signore.

I MIRACOLI EUCARISTICI

Lanciano, Trani, Ferrara, Alatri, Firenze, Bolsena, Offida, Valvasone, Cascia, Macerata, Bagno di Romagna, Torino, Asti, Morrovalle, Veroli, Siena, Patierno sono le sedi privilegiate in Italia che il Signore Gesù ha scelto come luoghi dei suoi prodigi per manifestare attraverso segni concreti che davvero Egli è presente quando il pane e il vino sono consacrati nel Corpo e nel Sangue suo.
I miracoli eucaristici accertati sono di varie forme:
-         ostie sanguinanti come nel famoso miracolo di Bolsena (1263) avvenuto più volte anche altrove (Lanciano, Ferrara, Firenze e fuori Italia anche a Berlino);
-         ostie prodigiosamente conservate, come quelle di Siena (1730);
-         ostie luminose come quelle di Torino;
-         ostie irradianti l'immagine di Gesù, come quelle di ULMES in Francia (1668);
-         ostie che guariscono i malati/ come a Lourdes...
Padre NICOLA NASUTI, frate minore conventuale ha curato un volume dal titolo: “L'Italia dei prodigi eucaristici” (edizioni Cantagalli - Siena) in cui con ricchezza di notizie storiche, di suggerimenti ascetici e culturali, offre la presentazione in forma ordinata dì ben 17 miracoli eucaristici avvenuti in maniera straordinaria nei vari luoghi della nostra Italia.
Questo volume, di quasi 270 pagine con molte fotografie che arricchiscono la storia dei fatti, è stato preparato proprio in vista del periodo di preparazione al XXII Congresso Eucaristico Nazionale, svoltosi nel 1994 a Siena.
Nell'Introduzione, p. Nasuti ricorda che a PARAY LE MONIAL, in Francia, (patria di S. Margherita Maria Alacoque devota e apostola del Sacratissimo Cuore di Gesù) “c'è una grande carta geografica con l'indicazione di 132 luoghi, sparsi nel mondo, dove si sarebbero verificati i miracoli eucaristici”.
Sono tutti i segni tangibili dell'amore misericordioso di Gesù per portarci “ad una più attenta, attiva, consapevole e fruttuosa partecipazione alla Messa”, che, “come memoriale dell'altissima carità di Dio per noi”, deve ancora “stupirci, meravigliarci, inebriarci”.
“Dobbiamo ricuperarci all'esercizio di una più sentita e solida pietà eucaristica. Occorre passare dai miracoli al Miracolo della presenza reale nel Sacramento”.
Sta proprio qui il senso ultimo e compiuto della presente narrazione che svolgerò soffermandomi solo ai segni prodigiosi avvenuti in Italia.
San Filippo Neri, il mio santo patrono, sapeva stare anche 40 ore ininterrotte davanti al S.S. Sacramento ed otteneva, alla fine, ogni grazia che chiedeva.
A New York sta per sorgere, per mezzo di p. Walter e p. Mariano una iniziativa stupenda: ogni notte in un'ora a propria scelta, due persone stando nella propria casa, ma unite col filo del telefono, adorano il S.S. Sacramento, presente nei milioni di tabernacoli sparsi nel mondo.
E tu che mi hai letto/ che cosa farai per diventare davvero un'ANIMA EUCARISTICA? Il tuo amore per Gesù Eucaristia ti sospinga amabilmente/ ma decisamente a compiere un proposito santo.
Quanti nella notte sono in adorazione davanti al televisore!
Tu anima fedele, tu sacro confratello sacerdote invece sei capace di offrire un'ora del tuo riposo per adorare il Signore del Cielo e della terra e del tuo cuore?
Si riposa non solo dormendo/ ma anche stupendamente, pregando!
Come è bello sapere che mentre molti dormono, alcuni invece con il volto rivolto verso il più vicino tabernacolo, adorano Gesù.
Lo possono fare tutti: il prete giovane, il prete anziano, la donna umile, l'uomo fedele, il sano o l'infermo, il carcerato o il libero, la vedova o la sposata, il povero o il ricco, il semplice o il dotto, il vescovo e il contadino, io e tu...
Buona adorazione.
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9/23/2009 11:39 AM
 
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IL PRIMO GRANDE MIRACOLO EUCARISTICO
AVVENUTO NELL'ULTIMA CENA DEL GIOVEDÌ SANTO:

un preludio, d'intensa spiritualità eucaristico - mariana

Stasera i tabernacoli di tutte le chiese cattoliche sono ornati di fiori, di profumi e di ceri, soprattutto di anime adoranti! La gente, infatti, devota e silenziosa, entra in chiesa e davanti all'altare della Reposizione, prega mettendosi umilmente in ginocchio ed adora il mistero ineffabile del Dio che sì è fatto pane di vita per noi.
E stasera, in questo giovedì santo, entriamo, mediante la fervida fantasia e soprattutto la fede viva, nel Cenacolo ove Gesù sta celebrando la Cena Pasquale.  Qui assisteremo al primo, grande miracolo eucaristico.
Intermezzo per il Giovedì Santo in una ideale ricostruzione dell'ultima cena:
In questa notte santa, tremenda ed ineffabile insieme, in cui Gesù è stato arrestato là nell'orto degli ulivi, non posso dormire.  E del resto come si può riposare, se egli il Maestro è stato catturato e condotto alla casa di Anna, suocero del Sommo Pontefice Caifa?
Gesù che ti stanno facendo?
Dopo aver cantato l'inno, ti eri ritirato con i discepoli al monte degli Ulivi, al di là del torrente Cedron dove c'è un giardino chiamato Getsemani, per pregare.
Ho inteso le tue parole gravi e sconcertanti: “La mia anima è triste fino alla morte... Pregate per non entrare in tentazione...”.  E poi dici: “Abbà, Padre: tutto è possibile a te, allontana da me questo calice!  Però non ciò che lo voglio, ma ciò che vuoi Tu”.
E hai superato, mio Signore, la prova del silenzio, la prova del sangue, la prova del tradimento...
Mentre ancora preghi, arriva all'improvviso Giuda, uno dei Dodici, che ti bacia, dicendoti: “Salve Rabbì”. E tu lo guardi a lungo, intensamente e con un soffio, quasi impercettibile, gli rispondi: “Amico con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?”.
E ti mettono le mani addosso e spingendoti con spade e bastoni ti conducono fino alla casa di Anna e qui: schiaffi e insulti, sputi e scherni.
E adesso, legato per i fianchi ti hanno calato, per attendere l'alba, in una profonda fossa, simile ad una prigione, ove passi la notte, stanco sfinito, con le spalle indolenzite appoggiate alla nuda roccia, in attesa del tuo ultimo giorno di vita...
lo non posso aspettare Signore, voglio stare accanto a te, vegliare con te.
Ma come raggiungerti?  lo sono piccolo e debole.  Ah! Andrò da tua madre, Maria: ella sicuramente mi accoglierà, come ha appena accolto Pietro che uscito fuori da dove s'era andato a sedere e dove aveva rinnegato tre volte il tuo Gesù, era caduto in un pianto a dirotto!
Maria, la dolcissima Madre di Gesù è pallidissima, anche se il suo cuore è calmo e sereno.
“Madre, hanno preso Gesù e lo hanno condotto via...”.
“Lo so, figlio, ma siediti qui e ascolta quello che è successo di inaudito in questa sera del giovedì.  Noi donne come al consueto avevamo preparato la tavola della grande cena in un salone al secondo piano, ornato con tappeti, come si conviene alla celebrazione annuale della Pasqua.  Avevamo preparato sulla tavola ogni occorrente: l'agnello arrostito alla brace, i pani senza lievito, il vino, l'acqua salata con un po' d'aceto, la lattuga, le erbe amare con cerfoglio e prezzemolo amaro, la salsa, e le scodelle con la rossa marmellata di frutta, e le lampade. Tutto era pronto, come aveva desiderato Gesù.
Quando lo vidi arrivare e sistemarsi a tavola, attorniato dagli apostoli, ti confesso che ho provato una grande stretta al cuore.
Gesù lo vedevo immensamente triste eppur una luce stupenda inondava i suoi occhi lucenti, mentre il suo abito – quello che gli ho intessuto io/ con le mie mani - era candido come la neve.
Noi donne ci eravamo messe in un angolo, quasi nascoste e attendevamo l'inizio della Santa cena.  C'era nell'aria un presentimento grave di dolore e di morte.  Pietro, Giacomo, Giovanni e Tommaso, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Andrea, l'altro Giacomo, Taddeo, Simone e... Giuda, sì anche lui, erano in silenzio glaciale: erano spaventati, poveri cari, come noi del resto, perché avevamo sentito delle voci terribili: uno dei nostri aveva tradito il maestro...
Ma Gesù ci rianimò tutti e diede inizio alla cena: “Ho tanto desiderato - disse - mangiare con voi questa Pasqua”.
Ma non fece nessun cenno all'agnello che occupava il centro del pasto, ne prese in mano le quattro coppe del vino.
E fu a questo punto che nello stupore di tutti, Gesù, divinamente bello prese in mano il pane - proprio quello che avevo preparato io - e pronunciò la benedizione e poi lo spezzò e lo distribuì a tutti dicendo - ascolta figlio mio queste parole divine! - “Prendete e mangiate, questo è il mio Corpo”.
E poi, infrangendo ancora l'antico rito, prese una coppa di vino, la elevò verso l'alto e disse: “Prendete e bevete: questo è il calice del mio sangue”.
Giuda era fuggito fuori, povero figlio mio: egli voleva consegnare Gesù, ma Gesù lo precedette e si consegnò volontariamente, per primo; Giuda voleva consegnare Gesù con un tradimento ed invece Gesù si consegnò con un atto d'amore immenso.
Comprendi tu tutto questo, figliolino mio?”.
lo non so che rispondere, mi sento confuso e smarrito.  Allora Maria/ la dolcissima mamma di Gesù, mi prese le mani e me le strinse al suo cuore e poi dolcemente mi disse: “Queste mani saranno un giorno unte col sacro crisma; da quest'ultima, ovvero l'unica cena di Gesù, è stato istituito il sacerdozio, allorché terminato il miracolo del dono del suo Corpo e del suo Sangue, sotto le specie del pane e del vino.  Egli si rivolse unicamente agli Apostoli e disse loro:
“Fate questo in memoria di me, questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue”.
Hai capito? - Tu sei sacerdote in eterno.  Ormai non solo gli Apostoli ma ogni fedele è legato per sempre nel sangue del mio santissimo Figlio: ogni fedele gli è debitore della vita, della salvezza, della comunione.
E quello che si dice di un fedele si dice di tutti i fedeli, di coloro cioè che accoglieranno nel corpo e nel sangue di Gesù vero Dio e vero uomo, il suo dono totale, ed universale di salvezza.
La mamma di Gesù parla con dolcezza, quasi in un mormorio appena percettibile e la vedo trasfigurarmi di una luce improvvisa.
Vedi - mi dice – domani, venerdì, Gesù sarà crocifisso sul Golgota; ma la morte in Croce non è la fine, ma solo il passaggio ad una gloria futura; la croce è sì la prova tremenda, mai salita fino ad ora, ma è anche riscattata dalla certezza, credi, della Risurrezione.
La morte non ha l'ultima parola ne su Gesù,  ne sui suoi fedeli che così non gusteranno mai la seconda morte.
Ma intanto, in attesa del banchetto celeste in cui tutti ci ritroveremo a bere il vino nuovo del Padre del cielo, voi discepoli del Signore dovreste continuare ad esistere conservando lungo il tempo, per secoli, in attesa del ritorno solenne del Signore, un legame indissolubile con la sua persona, con la sua missione.  Gesù vuole essere presente, anche se sarà invisibile.  Un amico nel partire da ad un altro amico un ricordo, ma Gesù nel lasciarci non ci da un ricordo che sbiadirà nel tempo, ma lascia se stesso, tutto se stesso nel Santissimo Sacramento dell'altare, ove starà notte e giorno il suo Corpo e il suo Sangue per la nostra salvezza: quella carne e quel sangue che io, umile madre, gli ho dato, dopo averli intessuti nel mio grembo...
In questa notte santa ricevete dunque figli miei il testamento del Signore: testamento di vita, testamento di letizia, testamento di comunione.
Ma va' e non temere mai: Dio sarà sempre con voi, sino alla fine dei secoli ed anch'io con il mio amore di madre universale vi accompagnerò a lui, ogni giorno, in ogni dolore, in ogni pena, per tutta la vita e vi attendo un giorno in Paradiso, tutti!
Buona Pasqua a tè fratello, a tè sorella, a tutti l'augurio di ogni bene e di tutto il bene in Cristo crocifisso e risorto.
Ave Maria!
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9/23/2009 11:39 AM
 
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Sacramenti:  Natura-Forma, sacramentali di Padre Giorgio Finotti dell'Oratorio. In questa città di Lanciano, si ritrovò nel monastero ove abitavano Monaci di S. un Monaco, il quale, non ben fermo nella fede, letterato nelle scienze del mondo, ma ignorante in quelle di Dio, andava di giorno in giorno dubitando, se nell'ostia consacrata vi fosse il vero Corpo di Cristo e così nel vino vi fosse il vero Sangue

I Miracoli Eucaristici: Lanciano, VIII secolo.

Don Gennaro, parroco di Perano in provincia di Chieti, ha avuto, alcuni mesi fa, la gentilezza ospitale di accompagnarmi a Lanciano.
Usciti al casello autostradale, abbiamo seguito per circa 7 Km i cartelli indicatori fino a Piazza Plebiscito; abbiamo imboccato poi Corso Roma ove, dopo 50 m., sulla sinistra abbiamo visto il santuario del primo miracolo eucaristico.
Infatti l'ospitale città di Lanciano - adagiata su morbida collina, allietata dal sorriso del mare Adriatico e vegliata alle spalle dalla mole possente della Maiella - custodisce fra le sue mura, nella Chiesa di San Francesco, il primo e più completo Miracolo Eucaristico della Chiesa Cattolica.
La Chiesa di San Francesco d'Assisi, con l'attiguo ampio convento è ancor oggi officiata dai Frati Francescani Conventuali, fin dal lontanissimo 1252 quando il vescovo Landolfo Caracciolo li chiamò a Lanciano. Ma in antico la chiesetta che allora era dedicata a S. Legonziano (o Longino) era stata affidata ad una modesta comunità di Monaci Basiliani: è per causa dì uno di essi che Gesù operò il grande prodigio di lacerare le specie eucaristiche del pane e del vino le quali lasciarono il posto alla Carne e al Sangue di Gesù; infatti tutta l'ostia, quella grande usata dal sacerdote si è trasformata in Carne e tutto il vino che era nel calice si è mutato in Sangue.
Prima di proseguire però a narrare ordinatamente il grande miracolo eucaristico, permettete che mi fermi un attimo, perché voglio, possibilmente, comprendere meglio il motivo di un così grande prodigio.
Cercherò di esprimermi ordinatamente.
a) il mio amico sacerdote, redentorista p. Giovanni Velocci, uno dei più qualificati studiosi del grande John Henry Newman, oratoriano, qualche giorno fa mi ha regalato una bella biografia, scritta da lui stesso, del suo Santo Fondatore, “Sant'Alfonso M. de" Lìguori: un maestro di vita Cristiana” (ed. Paoline).  Dovendo preparare questo mio scritto sui miracoli eucaristici, mi sono chiesto: come viveva Sant'Alfonso la presenza eucaristica di Gesù?
“Sant'Alfonso - scrive il padre Velocci (pag. 55 e seguenti) - ebbe fin da giovane una fede profonda in Gesù Eucaristia, che espresse nel culto e nell'adorazione, specialmente durante l'esposizione solenne delle Quarantore.
Fu allora che visse i momenti più esaltanti della sua vita spirituale, si mise in dialogo intimo con il Signore, ricevette luci e grazie straordinarie, tra cui la vocazione sacerdotale.
Reduce da un'esperienza cosi forte volle portare anche gli altri alla medesima devozione e usò tutti i mezzi per riuscirvi.
Il mezzo più efficace fu il libretto delle “Visite al S.S. Sacramento” che scrisse nel 1754; egli stesso ne dichiarò il fine: che le anime maggiormente s'innamorino di Gesù Cristo (...)”.
“Gesù - ha scritto il Santo - se ne sta "notte e giorno in questo Sacramento, tutto pieno di bontà e di amore"; ma per poter restare ha dovuto pagare un prezzo altissimo: la passione, la morte, la solitudine, il disprezzo, e aggiungo io, spesso anche la incredulità, ma “tutto ha vinto l'amore e il desiderio di essere amato da noi”.
Ho aggiunto: l'incredulità da parte di molti cristiani e perfino sacerdoti, perché proprio questo è stato il motivo recondito che ha spinto Gesù a manifestarsi sveltamente.
b) A questo punto desidero esprimermi ancor più diffusamente, per comprendere meglio perché nasce l'incredulità dentro al nostro cuore nei riguardi di Gesù Eucaristia, e che cosa Gesù non fa invece per riempire il nostro cuore di fede, di persuasione interna della sua reale presenza nel S.S. Sacramento.  Leggo in un libro intitolato “Deserto e comunione: i padri del deserto e il loro messaggio oggi” di Loris Leioir (ed. Cribaudi) un fatto abbastanza curioso ma interessante (vedi a pag. 116 e seguenti).
Si tratta della vicenda interiore di un monaco incredulo della presenza reale di Gesù nel pane consacrato, lo stesso che succederà all'avventurato monaco basiliano che con la sua sofferta incredulità provocherà il grande miracolo eucaristico di Lanciano.
Per un monaco, l'Eucaristia e la sua celebrazione settimanale era veramente l'APICE della sua vita.
I monaci infatti vi si preparavano con cura durante tutta la settimana.  Tre erano le opere considerate quelle essenziali per un monaco:
1)     partecipare con timore e rispetto ai santi misteri del Corpo e del Sangue di Cristo e riceverli in Comunione;
2)     non isolarsi dalla tavola dei fratelli;
3)     lavare i piedi di tutti i fratelli presenti.
Tutto quindi, nella vita di un monaco, è dominato dall'Eucaristia, accompagnata da spirito comunitario e da umiltà.
Ma un mattino di domenica, quel monaco non si presentò alla celebrazione che si compiva in comunione da tutti i monaci.
Aveva nel cuore un dubbio tremendo che lo tormentava da tutta la settimana: ma c'è proprio tutto Gesù nel pane e nel vino consacrati? C'è proprio il suo corpo e il suo sangue?
Con questo dubbio atroce non voleva andare a celebrare i santi misteri! Mentre s'attardava nella sua cella s'addormentò e fece un sogno in cui gli sembrava di stare all'altare a celebrare la messa.
Pronunciando le parole della consacrazione vide che l'ostia all'improvviso si mutò in un lembo di carne viva tutta sanguinante e lo stesso vino che stava nel calice, in un fiotto di sangue caldo. “Mangia e bevi” gli disse una voce ancora. “No!” gridò il monaco inorridito! “Non posso mangiare carne viva e bere sangue bollente! Il mio stomaco non lo sopporta”. “Allora”, concluse stentorea la voce arcana: “Non lamentatevi con Dio, non dubitare della Sua presenza se per rispetto del tuo stomaco Gesù si dona a te come pane e vino!”.
Ma quello che fu un sogno per il padre del deserto, divenne realtà per l'ormai famoso monaco di San Basilio.
Di lui però non ci è stato tramandato il nome, il volto, i dati anagrafici, forse perché le tribolazioni interiori del monaco si sono come eclissate davanti alla stupefacente eccezionalità del fatto miracoloso che seguirà.
Siamo dunque entro la cornice dell'VIII secolo e più precisamente verso gli anni 750; ma dobbiamo rifarci alla penna di un anonimo cronista del 1631 per conoscere nei dettagli la vicenda dello straordinario miracolo eucaristico.
Ecco il palpitante e suggestivo testo:
“In questa città di Lanciano, circa gli anni 700 di Nostro Signore, si ritrovò nel monastero di San Legonziano, ove abitavano Monaci di S. Basilio - oggi detto di San Francesco – un Monaco, il quale, non ben fermo nella fede, letterato nelle scienze del mondo, ma ignorante in quelle di Dio, andava di giorno in giorno dubitando, se nell'ostia consacrata vi fosse il vere Corpo di Cristo e così nel vino vi fosse il vero Sangue.
Tuttavia, non abbandonato dalla divina grazia del continue orare, costantemente pregava Dio che gli togliesse dal cuore questa piaga che gli andava avvelenando l'anima, quando il benignissimo Iddio, Padre di misericordia e d'ogni nostra consolazione, si compiacque levarlo da sì oscura caligine facendogli quel Fistessa Grazia, che già compartì all'Apostolo S. Tommaso.
Mentre dunque, una mattina nel mezzo del suo sacrificio, dopo aver proferito le santissime parole della consacrazione, più che mai si trovava immerso nel suo antico errore/ vide (oh favor singolare e meraviglioso!) il pane in Carne e il vino in Sangue converso.
Da tanto e così stupendo miracolo atterrito e confuso, stette gran pezzo come in una divina estasi trasportato; ma finalmente, cedendo il timore allo spirituale convento, che gli riempiva l'anima, con viso giocondo ancorché di lacrime asperso, voltatesi ai circostanti così disse:
"O felici assistenti, ai quali il Benedetto Dio, per confondere l'incredulità mia, ha voluto svelarsi in questo S.S.mo Sacramento e rendersi visibile agli occhi vostri. Venite, fratelli e mirate il nostro Dio fatto vicino a noi.  Ecco la Carne e il Sangue del nostro dilettissimo Cristo".
A queste parole come l'avido popolo con devoto precipizio all'Altare e tutto atterrito, cominciò non senza gran copia di lacrime a gridare misericordia.
Sparsa la fama di così raro e singolare miracolo per tutta la città, chi potrebbe dire gli atti di comprensione che grandi e piccoli frettolosamente accorsi, cercavano di scoprire, altri confusi con devote voci invocavano la divina pietà, altri percuotendosi il petto si chiamavano colpa dei commessi errori, altri, con sommessi accenti ed interrotti sospiri si chiamavano indegni di mirare così prezioso tesoro; altri finalmente con tacito e riverente silenzio ammiravano, stupivano, lodavano e ringraziavano il Benignissimo Dio ch'avesse voluto sottoporre al senso mortale la Sua immortale e insuperabile Maestà?”.
Fin qui la descrizione antica/ e anche noi oggi ci prostriamo in ginocchio a ringraziare Dio per così singolare segno della Sua divina presenza sui nostri altari!  Ma adesso a suffragare l'attendibilità e la veridicità del racconto - spiega padre Nasuti che ho scelto come guida per la narrazione dei miracoli eucaristici - “c'è inoltre una iscrizione marmorea attualmente fissata nella parte destra della chiesa di San Francesco, in corrispondenza della Cappella Valsecca, epigrafe che riporta la ricognizione delle Sante Reliquie effettuata il 17 febbraio 1564 dal Vescovo di Lanciano/ Mons. Rodriguez Gaspare, uomo ed ecclesiastico di rigorosa coscienza storica.
Nella stesura fatta dal vescovo, c'è un particolare inedito, quello del peso, secondo cui il “Sangue è diviso in cinque parti disuguali, che tanto pesano tutte unite, quanto ciascuna separata”.
Ma per ora non disperdiamoci oltre nella ricerca della testimonianza storica che si può approfondire in altri momenti, bensì cerchiamo di entrare con lo spirito devoto nell'incredibile, ma vera vicenda, che ci parla in modo stupendo della tenerezza di Dio che risponde alla nostra diffidenza, incredulità, freddezza!
Siamo un po' anche noi come quel Monaco, uomo dedito più alla scienza che non alla sapienza, appassionato più del mondo che non dell'Eterno, affidato più alla ragione che non alla contemplazione e quindi tormentato dal dubbio, sballottato e disorientato dalle varie correnti d'opinione, divorato dall'inquietudine quotidiana!  Ma al dubbio dei figli, Dio risponde con un amore e una fedeltà più grande.  Riflettiamo.
Più che il miracolo meditiamo il mistero, avvenimento stupendo della presenza di Gesù.
“Il prodigio avvenne proprio durante la celebrazione della Santa Messa, al momento - vertice della consacrazione.  Il pane e il vino, investiti dalla forza della Parola, pronunciata dal Monaco, in un grigio mattino che non lasciava presagire grandi cose, si tramutarono visibilmente e totalmente in Carne e Sangue.
I veli, le specie sacramentali, si ritirarono, cedettero il posto alla realtà.  Il pane, l'ostia grande diventò Carne.  Il vino, il vino che era nel calice, si convertì in Sangue.  Il mistero eucaristico, che è l'anima della Chiesa, il cuore della sua pietà, si è come lacerato, svelato, evidenziato". 
Ma, caro lettore, cara lettrice, lascia che ti manifesti un altro particolare stupendo che ci viene stavolta dalla voce della stessa scienza, che fu chiamata a verificare e a dare il suo responso.  In sostanza, le analisi si tennero in laboratorio sotto la guida attenta di illustri scienziati quali il prof. doti Odoardo Linoli libero docente in anatomia e istologia patologica e in chimica e microscopia clinica.
Compiuto il prelievo delle sacre reliquie, liberate dalla teca e dal calice, all'occhio analitico dello scienziato il tessuto della Carne miracolosa si presentò con un colorito misto giallo – bruno – marrone, con consistenza uniformemente dura – lignea, richiedendo una forte pressione con la lama per asportarne qualche frammento.
Il Sangue coagulato è sotto la forma di 5 grumi.
Dopo 4 mesi di indagini, di studi, di ricerche, di analisi, condotti tutti con rigore scientifico e con pazienza certosina, si ebbero i seguenti risultati, che riassumo brevemente: con lo studio microscopico e istologico della carne miracolosa di Lanciano si è potuto accertare che si tratta di carne della regione del cuore, mentre con lo stesso procedimento sul sangue si può dire con certezza che si riconosce la sua natura francamente ematica.
Inoltre con l'accertamento fatto su ambedue le reliquie si afferma che sia il Sangue che la Carne miracolosa appartengono alla specie umana e si determina che il gruppo sanguigno è A B O nel quale si riconoscono tutti i componenti del siero di sangue fresco, gruppo sanguigno identico a quello che il prof. Baima Bellone ha riscontrato sulla Sacra Sindone di Torino.
Oh mio Dio! - esclamerebbe ogni anima eucaristica: oh mio Dio, io ti adoro e ti riconosco veramente presente nell'ostia e nel vino consacrati!  Salendo su per una scala marmorea di una decina dì gradini, dietro all'altare maggiore, ti trovi faccia a faccia col tronetto delle Sante Reliquie e più sotto col Tabernacolo, entrambi vegliati da due angeli adoranti.  Prostrato adoro anch'io la carne ancora visibile e il preziosissimo Sangue di Gesù, consacrato nel Calice di cristallo di Rocca e con il Santo autore della "Imitazione di Cristo" esclamo:
"Oh! ineffabile grazia, oh! ammirabile degnazione, oh! amore immenso prodigato all'uomo in modo singolare!  Ma che renderò io al Signore per questa grazia, per una carità così esimia!
Non altro potrei donare di più gradito che dare totalmente il mio cuore al mio Dio e congiungere a Lui intimamente (...).  Allora mi dirà: Se tu vuoi stare con me, io voglio stare con te!;
Grazie Gesù!
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Sacramenti:  Natura-Forma, sacramentali di Padre Giorgio Finotti dell'Oratorio. Qui a Trani è successo un fatto perverso, compiuto da una donna che abitava, intorno all'anno mille, vicino alla chiesa. Con la complicità di una cristiana compiacente, un giorno riuscì a mescolarsi tra i fedeli in un'assemblea liturgica e recitando bene la parte della devota, si accostò alla comunione, con intenzione malvagia

I Miracoli Eucaristici: TRANI (1000 circa)

L’Eucaristia è il mistero di fuoco in un mondo che sta morendo di freddo e che grida il suo urgente bisogno di speranza. L'Eucaristia è Cristo che ci spalanca i segreti del suo cuore, donandoci il Suo Corpo in cibo e il Suo Sangue come bevanda.
L'Eucaristia è l'Emmanuele, cioè il Dio con noi, l'Agnello immacolato per noi offerto; è lo Sposo divino che per noi rimane in una piccola dimora e ci attende.
È dono, potenza, gioia, della Presenza infuocata di Cristo che dalla solitudine e nel silenzio del Tabernacolo/ attende adoratori: affamati, stanchi, afflitti, poveri, umili, soli, disperati, peccatori, innocenti, fratelli, amici, apostoli, santi, per trasmettere a tutti V'incendio della salvezza.
Ascolta:
"Come onagri del deserto, i poveri del paese escono per il lavoro, cercando, fin dal mattino cibo e alla sera pane per i loro figli...  Affamati, portano i covoni; tra i filari pigiano l'uva e soffrono la sete. Dalla città s'alza il gemito dei moribondi e l'anima dei feriti grida aiuto" (Giobbe 24/4 ss.)
Ascolta ancora:
"Sto morendo di fame, mentre a casa di mio padre, c'è Pane in abbondanza!" (cfr. Luca 15/ 1 7).
Ed allora, fratello e sorella, venite al Pane del cielo e mangiate la vostra salvezza.
In tutte le religioni, il tempio è il luogo sacro dove la divinità si rende presente agli uomini per ricevere il loro culto e per farli partecipare ai suoi favori e alla sua vita.
In qualche modo il tempio si identifica con la dimora, al di fuori del mondo, nella quale la divinità abita ordinariamente, cosicché in grazia di questo luogo visibile l'uomo può entrare in comunicazione con Dio.
Ma come sono tristi questi templi che non hanno il fuoco vivo che è Cristo Gesù!
Cristo è il focolare dove arde il fuoco eterno dell'amore; Cristo da il senso alla chiesa, fa la Chiesa.
Diceva papa Paolo VI:
“II S.S. Sacramento è per le nostre chiese ciò che è il focolare per le nostre case”.
E il Santo Curato d'Ars già aveva detto:
“Quando siete in cammino e scorgete un campanile, tale vista deve far battere il vostro cuore. Non dovreste poter staccarne il vostro sguardo”.
E il beato Luigi Guanella aveva fatto scrivere sulla porta della chiesa questa parola: “Qui c'è il nostro Paradiso in terrai”.
Per questo la chiesa, anche la più umile, è il luogo dove Cristo arde e fa ardere.
Ma sentite che cosa è avvenuto un giorno, un tristissimo giorno, in un tempio del Signore.  Venite con me, con la fantasia, ed andiamo nella Chiesa Cattedrale di Trani, una perla della provincia di Bari.  Non ci sono mai stato di persona, ma si trova appunto in Puglia che è la regione delle Murge e del Tavoliere, del Gargano e della penisola salentina.
Intitolato a Maria Santissima Assunta, il duomo di Trani conserva e custodisce un miracolo eucaristico, il secondo che vi voglio narrare.
Ma intanto andiamo ad un altro momento d'arte e di fede, cioè alla chiesa di Sant'Andrea, costruzione meravigliosa, tutta in pietra, in stile romanico – pugliese, ove avvenne un “tremendo” misfatto contro Gesù.
Dico “tremendo” perché mi fa star male solo a pensare quale ne fu la causa: un nefando sacrilegio.
A Lanciano, un monaco aveva il dubbio, faceva fatica a credere, ma qui a Trani è successo un fatto perverso, compiuto da una donna ebrea, che abitava, intorno all'anno mille, vicino alla chiesa.  Con la complicità di una cristiana compiacente, la donna ebrea, un giorno riuscì a mescolarsi tra i fedeli in un'assemblea liturgica e recitando bene la parte della devota, si accostò alla comunione, con intenzione malvagia.
Ricevuta l'ostia consacrata per le mani del celebrante, tornò al suo posto. Invece di consumare la particela, evitando ogni minimo sospetto, finì per avvolgere l'ostia in un panno o fazzoletto.
Terminata la celebrazione, con fare discreto, riprese la via di casa, portandosi quel sacro pane.
L'intenzione era quella di irridere e schernire la fede dei cristiani nell'Eucaristia, attuando un ampio disegno, concepito nella mente, covato nel cuore e attuato con atto sacrilego.
Giunta a casa, senza frapporre indugi, passò all'attuazione del piano satanico.
Accese il fuoco, vi pose su una padella con olio e quando l'olio cominciò a friggere, vi immerse la santa ostia.
Tutti sappiamo che cos'è un sacrilegio, ma una profanazione simile non l'avevo mai sentita, ne immaginata.  Non è certo questo il fuoco che Gesù ama e vuole accendere nei nostri cuori, il quale si chiama “amore”!
Ed invece quella donna malvagia immerse Gesù ostia nel fuoco di un olio bollente per profanare, per disprezzare...  Mi pare di sentire le voci sghignazzanti di mille demoni e di vedere gli occhi degli angeli in pianto.
E Gesù che ha fatto?
Sentite cosa dicono le cronache di quel fatto terribile.
"A contatto con l'olio bollente, la particela divenne miracolosamente carne sanguinolenta e l'emorragia di sangue, chiamiamola così, non si arrestò immediatamente" anzi "sparse tanto sangue fuor dalla padella che correva e allagava per tutto quella maledetta e esecranda casa", come ha lasciato scritto Fra Bartolomeo Campi nel Suo libro intitolato "L'innamorato di Gesù Cristo"/ nel 1625.
"Dinanzi a tale imprevista reazione e a tale folgorante mutazione, l'incredula donna ebrea, presa da tremore e terrore, in un primo momento cercò di occultare il misfatto.  Ma poi constatata l'impossibilità di disfarsi del corpo del reato, vinta dal rimorso, si sciolse in lacrime amare e fece risuonare per l'aria alte grida di dolore.  Dalle vie adiacenti fu un accorrere di gente curiosa e sgomenta.
Alla vista dell'accaduto, tutti rimasero trasecolati e la notizia del prodigio, in un baleno, fece il giro della città".
Un fatto inaudito e dicono che bisogna stare molto attenti perché anche oggi c'è qualcuno che porta via l'ostia consacrata che riceve in comunione per farne poi un terribile sacrilegio.  Mi ricordo che una volta mi fu detto che un tale compiendo un perverso e terribile atto di sacrilegio immerse la santa particela nell'urina di un asino!
Ah mio Dio, perché tolleri atti così nefandi?  Perché tieni ancora in vita persone che così ti offendono orribilmente?  Sono sicuro che se la terra stessa lo potesse fare, inghiottirebbe vivo un tale figuro malvagio!
Ma Dio ha sempre pietà e attende sempre che ci pentiamo e ci convertiamo, anche se in questo momento penso a molti altri modi per compiere sacrilegio contro Cristo Eucaristia, più facili, meno terribili, ma altrettanto tremendi: fare la comunione in stato di peccato mortale.  Nel medioevo esisteva una terribile pena o tortura: legare una persona viva con un morto già in putrefazione.  Non ti inorridire perché se fai la comunione in peccato mortale, compi la stessa azione nefanda: unisci Cristo vivo a te che sei in peccato!  Morto alla grazia.
Fratello, sorella se per caso ti sei macchiato di questo peccato, per leggerezza, per indifferenza, per miseria, va a riconciliarti con Dio mediante un'umile e sincera confessione.  Libera Gesù e tornando vivo tu, accogli con gioia la vera vita e non mangiare mai più la tua condanna!  Continuiamo la vicenda e vediamo come è andata a finire.
Intanto, dopo le grida della donna, disperata; dopo la costernazione della gente accorsa, qualcuno giustamente si precipitò ad informare il Vescovo.  Il Pastore sgomento per l'orrendo sacrilegio, si portò tosto sul posto, sì prostrò in un gesto di adorazione e di implorazione, indisse una processione penitenziale di riparazione.
I resti dell'ostia furono devotamente raccolti e portati in Cattedrale processionalmente, tra due ali di folla, che andavano ingrossando strada facendo, come arteria di fiume che scende verso la foce.
Fra Bartolomeo Campi testimonia che quella santa particola fu custodita con ogni riverenza e devozione in Cattedrale ove è anche oggi ed ogni anno - leggo dagli "atti" - il giorno delle Palme si mostra al popolo quella particela fatta carne dal predicatore che predica in detto luogo, il quale è tenuto a predicare quel giorno sopra il veneratissimo mistero dell'amorosissimo Sacramento del Corpo e Sangue di nostro Signore.  E che fine ha fatto quella donna ebrea sacrilega?  Non lo so, però cercando tra le testimonianze antiche ho letto che nel 1706 la casa della sventurata ebrea fu trasformata in cappella/ col titolo del S.S. Salvatore.
Mi auguro che quella donna che un giorno fu inondata dal Sangue prezioso di Gesù - come un giorno un altro ebreo, il pontefice Caifa ha gridato: il sangue di lui ricada su di noi - si sia salvata!
La Reliquia santa, tolta dall'insieme delle altre reliquie, fu messa dentro ad un antico reliquiario, dono del tranese Fabrizio de Cunio nel 1616.  È un reliquiario d'argento che ha la forma di una casetta, con 4 colonnine sormontate da una cupoletta.  Al centro del reliquiario vi è un tubicino di cristallo, dentro il quale, in un batuffolo di bambagia (ovatta) si trovano due pezzi ineguali di ostia "fritta", di colore bruno nerastro nella parte superiore e di colore bruno rossastro lucente in quella inferiore.
Su questa santa reliquia furono fatti molti controlli e molte verifiche in diverse epoche e tutte furono concordi nell'ammettere il "terribile" miracolo eucaristico.
La storia di questo miracolo è finita ma permetti che concluda in modo più bello e salutare.  Dio "si abbandona" fiducioso alla nostra custodia, conta sulle nostra vigilanza, aspetta la nostra cura.
Come è bello vegliare su colui che ci veglia!  La presenza reale di Gesù in mezzo a noi, nelle nostre chiese è il segno della più straordinaria sovrabbondanza dell'amore sue per noi.  Tutto ciò ci stimola, ci invita ad una altrettanto delicata ed amorosa risposta con gesti di pura gratuità.
Cercare semplicemente di circondare la Presenza con così belle e vere, in apparenza anche semplicissime, non è forse il segno di un'autentica sensibilità spirituale, che è un modo di amare, di cantare l'amore?  Dai primi bucaneve alle rose di Natale perché non dare alle diverse famiglie floreali la possibilità di garantire la loro guardi permanente d'amore e di cuore davanti al loro Creatore?
Proprio da questi particolari si può notare, entrando in una chiesa, se la Presenza divina è circondata o meno di attenzione e di cura.
Non solo il Sacerdote deve cercare i “quattro fiori” per l'altare, ma dovrebbe essere una gara tra i fedeli per portare in chiesa i fiori più freschi e belli!
Nemmeno l'incenso è un “lusso inutile”, perché con il suo profumo aromatico, con la sua bianca nuvoletta, ha un posto importante, fin dalle liturgie della prima alleanza. Aronne infatti nell'accendere sul far della sera la lampada, fa salire sull'altare dei profumi, la nuvola dell'incenso perpetuo purissimo (Esodo 30/ 7;31/ 11; 37/29).
L'incenso, quale significato può avere se non quello di salire come aroma dalla brace ardente dal fuoco cioè dello Spirito Santo che solo può far salire a Dio il profumo di questo sacrificio di gradevole odore?
Perché non significare in questo modo l'angelo che, ad ogni eucaristia sta alla destra dell'altare mentre offre in un incensiere d'oro le preghiere dei santi? (Apoc. 8/ 31).
È necessario che tutti i servizi siano chiamati a riconoscere questa divina Presenza di Gesù Sacramento:
-         il tatto mediante la pietra dell'altare
-         il gusto col pane e il vino
-         l'udito con la parola e il canto
-         l'odorato con l'incenso profumato
-         e soprattutto la vista mediante la luce.
La lampada accesa è il segno fra tutti il più eloquente: questa piccola fiamma vacillante del Santuario vigila e sollecita la nostra vigilanza del cuore.
La Chiesa per questo insiste affinché quando si celebra l'Eucaristia ci siano ceri accesi: fa fiamma trae alimento da una cera che ha custodito a lungo il miele. Sarebbe bello che nelle comunità si rinnovasse la lampada del S.S.mo durante il canto quotidiano e settimanale, del Lucernario, facendo in modo che la lampada accesa col fuoco nuovo della Veglia pasquale non si estingua mai per tutto l'anno.  Quando il Corpo di Gesù viene posto sull'altare per l'adorazione silenziosa, è bene accendere sette lampade ad olio, perché l'olio più puro, afferma Cirillo d'Alessandria, è l'illuminazione dello Spirito Santo e perché esse ci parlano di quelle sette lampade di fuoco che bruciano davanti al trono dell'Agnello!
La chiesa è la dimora di Dio in cui veglia la luce, che è Cristo.
Egli è pietra e focolare per fare di noi olio e fiamma da "bruciare ed ardere" al suo cospetto.
Non per "bruciare" Gesù come fece quella povera ebrea di cui vi ho narrato, ma per lasciarci inondare dalla luce di Cristo, che è vita, colore, splendore!
Risplendiamo dunque!
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I Miracoli Eucaristici, di Padre Giorgio Finotti dell'Oratorio. Quella volticina, chiaramente macchiata di sangue, racchiusa in un tempietto, costruito negli anni 1594-95, è a tutti oggi visibile nella monumentale Basilica di S. Maria in Vado, attualmente officiata, come ho detto dai "Missionari del Preziosissimo Sangue" di S. Gaspare

I Miracoli Eucaristici: FERRARA (1171)

Stasera, mentre ci portiamo con la fantasia e la fede nella bella città di Ferrara, ove troveremo, in ordine di tempo il terzo miracolo eucaristico, desidero disporre me stesso e voi cari lettori e lettrici ad accogliere nella fede il dono della divina presenza di Cristo nell'Eucaristia,

Quando ero seminarista, avevo imparato a recitare dopo la Comunione, una preghiera bellissima che qui voglio ripetere con amore e che mi pare tanto adatta al tema di stasera.  Chi la conosce - e molte persone, sono sicuro, la conoscono - la reciti con me:

"Anima di Cristo santificami

Corpo di Cristo salvami

Sangue di Cristo, inebriami.

Acqua del costato di Cristo, lavami.

Passione di Cristo, confortami.

O buon Gesù esaudiscimi.

Dentro le tue piaghe nascondimi.

Non permettere che io mi separi da tè.

Dal nemico maligno difendimi.

Nell'ora della mia morte chiamami: e comanda che io venga a tè, affinché ti lodi con i tuoi santi nei secoli dei secoli. Amen".

"Sangue di Cristo, inebriami".

Che bella invocazione!  Con quanto amore l'avrà ripetuta San Gaspare del Bufalo, che, nella devozione eucaristica della Chiesa Cattolica, risplende come l’apostolo del Preziosissimo Sangue di Gesù!

Papa Giovanni XXIII lo definì: "II vero e il più grande apostolo del Sangue di Gesù nel mondo".

Ricordo volentieri questo Santo perché ha celebrato la messa sul mio altare quando fu ospite per 10 mesi nella mia Casa, qui a Bologna nel 1810, quando fu mandato al confino da Napoleone.

San Gaspare ha lasciato scritto queste parole: “Vorrei dare la vita per diffondere l'amore verso il Sangue di Gesù nel mondo intero' Vorrei avere mille lingue per intenerire ogni cuore verso il Sangue preziosissimo di Gesù'”.

Il Sangue di Cristo è stato la vita del cammino ascensionale di S. Gaspare, la caratteristica della sua santità e della spiritualità dell'istituto da lui fondato: i Missionari del preziosissimo Sangue.

“Conviene far conoscere - ha scritto ancora S. Gaspare – per quali vie il Sangue di Gesù monda e anime e le santifica per mezzo principalmente dei sacramenti. e a scuotere l'insensibilità odierna conviene rammentare che questo Sangue si offre ogni mattina sull'altare e in contrapposizione alle bestemmie, dobbiamo adorarlo e benedirlo.'”.

Facciamo nostra perciò - cari ascoltatori - questa devozione nella partecipazione attiva alla vita liturgica della Chiesa, che culmina nel Sacrificio della messa, il mistero pasquale per eccellenza, il mistero del Sangue di Gesù, nella adorazione di quel Sangue divino, contemplato nelle sue “sette effusioni” principali e infine nell'offerta di questo Sangue prezioso per la gloria del Padre, che è il termine ultimo di ogni Eucaristia.

È proprio in una delle chiese affidate alla cura pastorale dei Missionari del preziosissimo Sangue che, con la fantasia, andiamo a Ferrara.

Conoscevo, anni fa, Don Carlo che era un caro amico, rettore della Chiesa di S. Maria in Vado a Ferrara.  È morto all'improvviso alcuni anni fa, proprio di venerdì santo.

Ricordo che mi disse che Ferrara si chiamava così per la “fede rara” dei suoi lontani abitanti. Questa città degli Estensi, posta lungo la pianura solcata dal Po, - proprio nella Basilica di Santa Maria in Vado - custodisce il miracolo eucaristico avvenuto il 28 marzo 1171 nella primitiva chiesetta di S. Maria in Vado, così chiamata perché, come riferiscono le antiche cronache, vi stava, sopra un capitello, una bella e miracolosa immagine di Maria Santissima (detta di S. Luca), posta lungo la sponda sinistra del fiume “Ferraruolo”.

Intorno al VII secolo/ la devozione dei fedeli innalzò sul posto una chiesetta, proprio sul passaggio del fiume per cui prese il nome di “S. Maria del Vado”, cioè del “guado”.

In quel tempo fu affidata la cura e l'officiatura della cappellina ai Canonici Portuensi di Ravenna.

Ed ora ascoltate che cosa avvenne in tale primitiva chiesetta, il giorno di Pasqua (28 marzo 1171) mentre celebrava la messa della Resurrezione di Cristo il padre Pietro da Verona, priore.

Erano presenti alla liturgia solenne altri tre preti, molti chierici e numerosi fedeli.

Giunto alla frazione del pane consacrato, mentre padre Pietro spezzava l'ostia, vide da questa sprizzare un fiotto di sangue che andò con le sue goccioline a macchiare la volticina bassa sopra l'altare della celebrazione.

Tutti gli astanti rimasero stupefatti dì quell'evento improvviso e straordinario; comprendete bene: dalla particella consacrata,  era uscito il Sangue di Gesù, così veemente da macchiare la piccola e bassa volta del coro, punteggiandola di gocce di sangue, visibili a tutti.

Quella volticina, chiaramente macchiata di sangue, racchiusa in un tempietto, costruito negli anni 1594-95, è a tutti oggi visibile nella monumentale Basilica di S. Maria in Vado, attualmente officiata, come ho detto dai “Missionari del Preziosissimo Sangue” di S. Gaspare.

Dell'accaduto furono informati immediatamente il vescovo Amato di Ferrara e l'arcivescovo Gherardo di Ravenna i quali constatarono con i loro occhi il sangue persistente del miracolo, cioè “il Sangue che vivissimo rosseggiava sulla volticina dell'altare”.

Molte sono le testimonianze sull'autenticità del miracolo eucaristico, fra cui, il più antico, del 1197, a soli 26 anni di distanza, ad opera di Gerardo Cambrense trovato di recente dallo storico Antonio Samaritani.

Ma il documento più autorevole del 30 marzo 1442 è la bolla di Papa Eugenio IV il quale ritorna sulla narrazione del miracolo avvenuto a Ferrara.

Ma noi tralasciamo queste testimonianze, del resto tanto utili per confermare l'autenticità del prodigio, e andiamo piuttosto a visitare la splendida e monumentale Basilica di S. Maria in Vado, ove nel 1501 fu trasferita la volticina punteggiata dal Sangue prezioso di Gesù.

Alfonso 11 d'Este, nel 1594-95 fece costruire il tempietto con due scale di marmo per consentire il facile accesso e la diretta visione del prodigioso Sangue. Saliamo anche noi e con gli occhi dello spirito contempliamo il prezioso tesoro.

“Il Santuario di S. Maria in Vado è stato nel passato e nel presente meta continua di pellegrini, attirati “soprattutto” dal desiderio di mirare quella "Volticina" insanguinata”.

Il Sangue eucaristico - noi ora meditiamo - è come la memoria vivente della Passione di Gesù Cristo.

La landa, con la punta acuminata, ha trafitto il costato e Gesù, lacerato da quel terribile ferro! Dalla ferita aperta sprizzi fuori un rivolo di Sangue assieme ad alcune gocce di acqua.

Nel vocabolario ebraico, il sangue e l'acqua esprimono delle realtà autentiche.

L'acqua è l'elemento indispensabile di vita e di fecondità: dove l'acqua manca, la terra si inaridisce e lascia morire i viventi.  L'acqua è/ indica lo spirito, la vita.

Il sangue è, per opposizione, il simbolo della realtà corporale dell'uomo: è principio di vita, di respiro e quando viene versato è prova di sacrificio, dì morte.

Gesù ci ama con il suo cuore di carne e donando il suo sangue e l'acqua del suo costato, ha dato tutto per la nostra salvezza. Gesù è davvero quella fonte di vita, perché pur nella sofferenza e morte, è sempre il Dio vittorioso.

Per questo, nella sua 1à lettera. San Giovanni afferma:

“II Figlio di Dio è venuto per l'acqua e il sangue. Gesù Cristo, non già nell'acqua soltanto, ma sì nell'acqua e nel sangue; e lo Spirito fa da testimone perché lo Spirito è verità.  Così tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il sangue e questi tre sono unanimi” (1 Gv. 5, 6-8).

Il sangue zampillante dal Cuore ferito di Gesù, da una parte manifesta la suprema gravita del peccato nostro, ma dall'altra soprattutto la suprema espiazione per amore da parte del Signore

Gesù:

“ecco fino a che punto ci ha amati!”.

La lancia, infatti, brandita contro il divino Crocifisso grida tutto l'orrore del peccato degli uomini, dei nostri, dei miei peccati!

Gesù è venuto a donare la sua vita con amore, per amore, e il mistero del Suo Cuore trafitto fa apparire in maniera sbalorditiva fino a che punto l'amore ha reso Dio vulnerabile!

“Voi l'avete ucciso!” griderà S. Pietro. Gesù si è esposto al tiro dei colpi vibrati da noi peccatori: si è messo nelle nostre mani senza nessun riparo.

Immobilizzato da quattro chiodi, ha offerto il suo Cuore come bersaglio. E noi l'abbiamo aggredito, ferito, ucciso...

Sennonché l'amore di Gesù è più forte della morte: con le ultime gocce di sangue l'espiazione d'amore è compiuta.

Siete mai stati a Mantova? Nella Basilica di Sant'Andrea è conservata una preziosissima reliquia: dentro a due ampolle, che vengono esposte solo il Venerdì santo e, credo per la festa del Corpus Domini, sta la terra imbevuta del Sangue prezioso di Gesù che il soldato Longino ha raccolto dopo aver spaccato il petto a Gesù con la lancia che teneva in mano!

Stasera raccogliamo anche noi la dolcissima memoria del Sangue di Cristo e domani accostandoci al banchetto dell'Eucaristia prendiamo e beviamo la bevanda della nostra salvezza. Intanto preghiamo, come si prega nel Santuario del miracolo eucaristico di Ferrara: "Amabilissimo Gesù, Signore e Redentore pietoso delle anime nostre che a conferma della tua reale presenza nell'Eucaristia, hai voluto visibilmente far scaturire dall'ostia santa il prodigioso Sangue, lasciando le vestigia sulle circostanti pareti a pegno del tuo amore, ti adoriamo profondamente, e con il maggiore affetto del nostro cuore ti supplichiamo a volerci concedere, nell'infinita tua bontà, di non vacillare giammai nella fede verso l'augusto Mistero Eucaristico, onde meritare coi desideri e con le opere il frutto del tuo preziosissimo Sangue, a consolazione nostra nelle prove della vita, a soave conforto nell'ora della morte. Amen".

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9/23/2009 11:41 AM
 
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I Miracoli Eucaristici, di Padre Giorgio Finotti dell'Oratorio. "Una ragazza, poco più che adolescente, addolorata per un amore non più corrisposto, si rivolse ad una fattucchiera, per riavere l'amato del suo cuore. La maliarda, come soluzione, suggerì di procurarle un'ostia consacrata, con cui poter preparare un efficace filtro amoroso".

I Miracoli Eucaristici: ALATRI (FR) (1228)

Da quando l'Angelo bianco ha detto che Cristo è risorto, è vivo, che non è più tra i morti, non ci è più lecito entrare in chiesa come le pie donne che andavano al Sepolcro, dove era stato deposto Gesù, e andavano "col viso rivolto a terra", annota l'evangelista S. Luca (24, 5), anche se avevano le mani cariche di aromi... per un morto!

Gesù è vivo: è questa la grande realtà della nostra fede!  Il nostro viso, entrando in chiesa, deve fissare quel viso di luce che dolcemente ci guarda dal Tabernacolo!  Alziamo il capo e vicina sarà la nostra liberazione, proclama l'Apocalisse (1, 12)  "Non temete – ci risponde il Risorto - sono io, il vivente.  Fui morto ed eccomi vivo per i secoli dei secoli con in mano la chiave della morte e degli inferi!".

Ma nulla richiama, con più efficacia, la morte e niente dice con più eloquenza l'abbandono di un Dio, male amato dai credenti, la tragedia di una chiesa abbandonata e come sembrano anime uccise, deturpate, denudate le chiese profanate e trasformate in garage, in stalle, in officine o anche in lussuosi musei!  Quanti cristiani cercano affannosamente una chiesa silenziosa per raccogliersi durante la pausa di mezzogiorno o all'uscita del lavoro e quante porte chiuse trovano, prima di trovare una chiesa aperta!  Forse che le nostre chiese sono musei e non luoghi di ristoro per lo spirito?  Quante chiese rimangono chiuse, sprangate per tutta la settimana a causa di ladri che tutto rubano?

Quanti sono stati costretti a sbattere contro la porta chiusa e a ripartire col loro peso sulle spalle poiché non poterono scaricarlo sulle braccia di Gesù?

E che dire poi della tristezza di tante chiese deserte? E quando nessuno vi passa un po' di tempo per riposare, per fare una breve visita, adorare il Signore del cielo e della terra!

Non odi i gemiti della tua chiesa quando è abbandonata dai suoi ragazzi, dai suoi giovani, dalle sue famiglie?  E il suo prete dov'è?

Tuttavia essa non è disertata dal Signore: la grande fiamma del Suo Cuore arde sempre aspettando... ma non basta deplorare, occorre “stare” in chiesa, almeno qualche credente, qualche sacerdote/ almeno io...

Ma sono tristi anche quelle chiese brutte perché costruite male, quando non sono ornate, quando il tabernacolo dove sta il Santissimo è riposto in un angolo e al centro sta la cattedra del

prete!

Come sono tristi le chiese trascurate: la sporcizia, la trascuratezza, lo squallore in cui spesso sono lasciate alcune chiese non sono forse il segno quasi evidente di poca fede di chi le dovrebbe tenere pulite, degne e decorose?

La polvere un po' dovunque, i banchi fuori squadra, le suppellettili annerite, le lampade spente e cose simili sono solo il segno di una grande indifferenza per Lui, il Signore che sta giorno e notte per noi, vivo, in un tabernacolo, ad aspettare, e a chiamare, ad attendere invano!...

“Un altare spoglio in una chiesa buia, rassomiglia ad una Pietra nel deserto”.

C'è forse qualcosa di più grande e di più bello di una chiesa pulita, decorosa, persino profumata?

Anche solo il raccogliere con uno straccio uh po' di polvere nella casa di Dio non rimarrà senza ricompensa!

Ah! lo zelo! I fedeli (e faccio appello alle mie vedove) uniti al loro sacerdote devono fare a gara per tenere pulita, ornata, fiorita la propria casa di Dio/ se si crede davvero alla amorosa Presenza!

Il Beato Francesco Faà di Bruno quando era ancora un laico scriveva ad un vescovo questa lettera che vi voglio far leggere, quasi per intero, anche perché è breve, ma molto utile al mio intento.

A S.E. Rev.ma Mons. Lorenzo Castaidi

Torino, 27 gennaio 1874 laico

Eccellenza Reverendissima

Mi rincresce sommamente non essermi trovato a casa al momento di sua onorevole visita; fui però consolato al sentire che V.E. Rev.ma si era compiaciuta della Chiesa, trovandola grande e bella.  Se gli uomini sapessero quanto bramerei fare una casa degna di Dio, e quanto con poco farei molto, mi aiuterebbero un po' di più!  Sono 10 anni che sospiro e tribolo per fare una chiesa: per chi?  Non per me, ma per il Clero, per Iddio.  Ho la disgrazia d'essere un povero laico; per giunta creduto aver o poter qualche cosa; ed intanto si lascia in disparte chi non mira se non alla sola gloria del Signore.

Il Municipio non da un soldo perché non è Parrocchiale; mentre non è così in Francia.  Ma appunto perché non è Parrocchiale deve essere la chiesa di tutti; e tutti dovrebbero concorrervi pensando che tutti pure hanno dei defunti a sollevare dalle loro pene.  Appunto per questo io invoco dal Clero per mezzo di V.E. Rev.ma un aiuto almeno morale.

Per parte mia, se Dio mi farà la grazia di compiere la chiesa, desidero che sia uno specchio, dovessi spazzarla io tutti i giorni.  Il mondo deve imparare che tutte le arti, tutte le scienze, ed anche la civiltà debbono rendere omaggio a Dio; e che quanto facciamo per un mortale in un salotto, deve farsi per l'Immortale nel suo Tempio.

Di V.E. Rev.ma

Um.mo Servo Fr. Faà di Bruno

Sapete invece cosa è accaduto ad Alàtri? A sud-est di Roma, sulle montagne, in provincia di Frosinone, sta Alàtri, antichissima città eroica, a 25 km (circa) ad est di Anagni.  Entro la cinta delle imponenti mura, Alàtri conserva nella Basilica con cattedrale di S. Paolo apostolo, la sacra reliquia del quarto miracolo eucaristico, avvenuto nel 7228.

Ne parla esplicitamente nientemeno che il Sommo Pontefice Gregorio IX in una lettera chiamata “bolla” del "13 marzo 1228 per rispondere ad una interpellanza avanzata da mons. Giovanni vescovo di Alàtri che appunto chiedeva come doveva comportarsi in merito ai miracolo in questione.

Sentite cosa era accaduto: purtroppo anche stavolta non c'è da stare allegri se si pensa come Gesù Eucaristia fu oltraggiato con un atto sacrilego.

“Una ragazza, poco più che adolescente, addolorata per un amore non più corrisposto, si rivolse ad una fattucchiera, per riavere l'amato del suo cuore (scrive Padre Nasuti nel suo libro dedicato alla narrazione dei 17 miracoli Eucaristici avvenuti in Italia).

La maliarda, come soluzione, suggerì di procurarle un'ostia consacrata, con cui poter preparare un efficace filtro amoroso”.

“Vai - le disse - portami dalla tua chiesa un'ostia che sia consacrata ed io ti darò un filtro portentoso che riporterà il tuo ragazzo ai tuo cuore.

L'ingenua ragazza pur di riavere Soggetto del suo desiderio, finì per abboccare, tacitando sul momento il richiamo della flebile voce della coscienza.

— Ma è peccato! - disse la ragazza.

— Taci! Sciocca! Vuoi riavere il tuo ragazzo?

— Sì.

— Ed allora, segui le mie istruzioni; domani recati nella tua chiesa, assisti alla celebrazione della messa. E poi al momento giusto accostati a ricevere la comunione e senza dare nell'occhio - mi raccomando - affrettati ad avvolgere l'ostia consacrata dal prete in un fazzoletto o in un panno di lino. Ora va e poi quando avrai l'ostia, ritorna da me”.

Tutta trafelata, con il cuore gonfio la ragazza il giorno dopo andò a messa e fatta la comunione, riuscì senza farsi vedere a portare a casa l'ostia consacrata avvolta in un fazzoletto.  In attesa di portare il piccolo - grave peso alla maga, lo nascose dentro la madia del pane.

Passò una notte terribile, combattuta dal dubbio se portare a termine il sacrilego intento o restituire il santissimo carico al Sacerdote.

Passarono così tre giorni in una tremenda altalena: che faccio?  Quando si decise di portare l'ostia consacrata alla fattucchiera, aprendo la madia restò esterrefatta: invece dell'ostia bianca trovò un'ostia di carne viva.

Oh Dio, oh Dio! cominciò a singhiozzare, sgomenta, la povera ragazza sacrilega.  Adesso che faccio? Che faccio?

Fuggì dalla casa, in preda allo spavento; giunta alla chiesa si rivolse al Sacerdote e piangendo confessò il suo terribile peccato.

Il ministro di Dio andò a prelevare l'involto e lo portò al Vescovo, che era Giovanni V. Il Vescovo si affrettò a comunicare la notizia al Sommo Pontefice Gregorio IX, per iscritto chiedendo consigli sul da farsi.

Delle due donne non si conoscono i nomi e non si conoscono altre notizie.  Il papa rispose con la bolla pontificia che dice così:

“Gregorio vescovo, servo dei servi di Dio al venerato fratello di Alàtri, salute e apostolica benedizione.  Abbiamo ricevuto la tua lettera, fratello carissimo, che ci informava, come una certa giovane suggestionata dal cattivo consiglio di una malefica donna, dopo aver ricevuto dalle mani del Sacerdote il Corpo santissimo di Cristo, lo trattenne nella bocca fino al momento in cui, colta l'occasione favorevole, lo poté nascondere in un panno, dove, dopo tre giorni, ritrovò lo stesso corpo che aveva ricevuto in forma di pane, trasformato in carne, come tuttora ognuno può constatare con i propri occhi.

Poiché l'una e l'altra donna ti hanno tutto ciò umilmente rivelato, desideri un nostro parere circa la punizione da infliggere all colpevoli.

In primo luogo dobbiamo rendere grazie, con tutte le nostre forze, a colui che pur operando in ogni cosa in modo meraviglioso, tuttavia in qualche occasione ripete i miracoli e suscita nuovi prodigi, affinché, irrobustendo la fede della verità delle Chiesa Cattolica, sostenendo la speranza, riaccendendo la carità, richiami i peccatori, converta i perfidi e confonda la malvagità degli eretici.

Pertanto, fratello carissimo, a mezzo di questa lettera apostolica, disponiamo che tu infligga una punizione più mite alla giovane che riteniamo abbia compiuta l'azione delittuosa più per debolezza che per cattiveria, specialmente perché è da credersi che si sia sufficientemente pentita nel confessare il peccato.  Alla istigatrice poi, che con la sua perversità la spinse a commettere il sacrilegio, dopo averle applicate quelle misure disciplinari chi crediamo opportuno di affidare al tuo criterio, imponi che visitando i vescovi più vicini, confessi umilmente il suo reato, implorando con devota sottomissione, il perdono”.

Al termine della lettura della lettera pontificia, il vescovo e Alàtri mostrò al clero e al popolo lo scritto del Papa e poi con tremore l'ostia incarnata, che ancora oggi si può adorare, tenuta tra due batuffoli di ovatta e posta in forma di una pallottolino di colore scuro in un tubicino di vetro dell'altezza di cm. 4/ a su volta chiuso in un ostensorio - reliquiario collocato in un'ampia nicchia dell'altare dedicato all'ostia divenuta carne in una cappella del transetto destro della con cattedrale di S. Paolo.

Nel fusto dell'ostensorio - reliquiario, di metallo dorato, sta scritto: “Il Verbo si fece carne e abitò fra noi”.

Dinanzi ad un miracolo simile di Gesù che converte l'ostia consacrata in carne viva, dite voi cari lettori, lettrici che dobbiamo pensare? Che cosa dobbiamo concludere?

Certamente le due donne ormai dimenticate per sempre sono state soltanto la scintilla della forza demolitrice del germe ereticale del secolo XII che aveva intaccato anche la verità della presenza reale del Signore nell'Eucaristia, tanto a giungere, sul nascente XIII secolo, ad emarginare la pietà eucaristica, praticando nei confronti dell'Eucaristia una specie di “sciopero bianco”.

Il miracolo di Alàtri si inserisce in questo clima di raffreddamento della fede eucaristica.  Contro questa tendenza nefanda reagì la Chiesa con il Concilio Lateranense IV (1215) nel quale si riaffermò la dottrina Cattolica:

“Una è la Chiesa universale dei fedeli... nella quale il medesimo Gesù Cristo è Sacerdote e vittima, il cui Corpo e Sangue sono veramente contenuti nel sacramento dell'altare, sotto le specie del pane e del vino, transustanziandosi il pane nel Corpo e il vino nel Sangue di Cristo”.

Anche oggi l'altare del miracolo eucaristico che ha confermato mirabilmente la sana fede cattolica, durante le sacre funzioni viene illuminato e dinanzi alla preziosa Reliquia trova la sua espressione orante nelle parole di questa meravigliosa preghiera:

“O Gesù, che a conferma della tua reale presenza nella divina Eucaristia ti degnasti mutare visibilmente in carne la Particella che una fanciulla ricevette sacrilegamente per Consegnarla ad una donna malefica e che dopo sette secoli e mezzo si conserva ancora visibile, ravviva la nostra fede e disponi le nostre anime a riceverti degnamente nella santa Comunione.  Noi vogliamo col tuo aiuto riparare le irriverenze e i sacrilegi che ricevi in questo sacramento del tuo amore e uniti spiritualmente alle anime innamorate di te, che notte e giorno vegliano in adorazione davanti ai tuoi tabernacoli, ti preghiamo per quanti non hanno la fortuna di conoscerti e di amarti, perché siano conquistati dalla tua onnipotente bontà e si uniscano a noi nella lode perenne. Amen!”.

Concludo con le parole di p. Natale Nasuti: “L'anima ha bisogno di certezza, di stabilità, di altezza.  Ora in alto c'è solo Lui, il Dio uno e trino, l'unico che può conservare e mantenere il mondo nella pace e nel bene.  La strada dell'uomo nella storia è dura e insidiosa.  Solo il Cristo, nato da Maria, è la luce per i nostri nebbiosi sentieri, la forza per i nostri piedi stanchi, la speranza per i nostri fragili sogni, il calore per il nostro convalescente cuore.

Per tutti il miracolo è un invito potente a riempire la propria libertà con un sì radicale a Dio.

Nell'Eucaristia egli ci lancia la più straordinaria e incredibile offerta d'amore” (pag. 72).

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I Miracoli Eucaristici, di Padre Giorgio Finotti dell'Oratorio. Al mattino presto, si recò al Santuario di Santa Cristina, una bellissima chiesa romanica a tre navate, per celebrare la messa. Gli fu concesso di celebrarla proprio all'altare della Santa Martire. Anche stavolta mentre saliva all'altare, il sacerdote Pietro aveva un terribile tormento interiore che da tempo lo angustiava e contro il quale ogni giorno pregava: "Signore dammi fede nella tua santissima presenza eucaristica! Dammi fede, perché un terribile dubbio mi tenta costantemente: ci sei davvero, Signore? Come è possibile - pensava - che questo pane e questo vino, che sono nelle mie mani, diventino davvero il Corpo e il Sangue di Nostro Signore?"

I Miracoli Eucaristici: BOLSENA (1263)

In questa magnifica notte che ci conduce, con la sacra liturgia, alla festa solenne dell'immacolata Vergine Madre di Dio, desidero congiungere insieme l'Eucaristia e Maria.

Ho pensato tante volte se davvero la Madonna, mentre viveva sulla terra, ha fatto la comunione eucaristica.  Lo vuoi sapere anche tu che mi ascolti?  lo credo che la risposta non solo giovi alla nostra devozione eucaristico - mariana, ma soprattutto sia senza dubbio salutare per crescere con Maria nell'amore a Cristo Eucaristia.

Proviamo dunque a ricercare una risposta, mentre ci disponiamo stanotte a recarci con l'immaginazione a Bolsena, per scoprire cos'è avvenuto di straordinario in quel luogo santo.

Un fatto certo conosciamo della vita dei cristiani dopo l'Ascensione di Gesù al Cielo.

Gli Atti degli Apostoli ci riferiscono che quei primi fedeli “erano assidui o nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle Preghiere” (Atti 2, 42).  La frazione del pane è la comunione eucaristica che seguiva al sacrificio della messa.

S. Paolo dice: “II calice della benedizione che noi benediciamo non è forse comunione con il Sangue di Cristo?” (I Cor. 10,16).

Quelle preghiere e quei sacrifici erano frequenti, quotidiani: “Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane nelle loro case” (Atti 2, 46).

I cristiani si moltiplicavano rapidamente e le case private si mutavano in templi dove sì pregava, si offriva il sacrificio, si condivideva il pane dell'Eucaristia.

Si

Sicuramente la Madonna partecipava a quelle assemblee cristiane.  Era la prima cristiana, era la Madre del Cristo Risorto e la Madre di tutti i cristiani; non poteva mancare a quelle riunioni e anch'ella riceveva la comunione,  trasformandosi di nuovo in Tabernacolo vivente di quel Gesù che si era fatto uomo nel Suo grembo verginale.

Chissà cosa provava Maria!  Quella partecipazione al santo sacrificio della messa, quella comunione al corpo del Suo Santissimo Figlio, riempivano il cuore e il grembo di una nuova esultanza!

Quando il sacerdote pronunciava le parole della consacrazione e faceva discendere Gesù dal cielo nelle sue mani, Maria ricordava il momento dell'Incarnazione, quando lei pronunciò il suo Sì è il Figlio di Dio discese dal Gelo e si fece uomo nel Suo grembo.

Quando ancora il Sacerdote diceva: “Questo è il mio Corpo”, “questo è il mio Sangue”, Maria rifletteva che quel corpo e quel sangue, ora celati dalle specie eucaristiche, li aveva dati lei a Figlio divino!

Quando il sacerdote le consegnava Gesù velato dalle bianche specie, allora Ella ricordava la notte di Betlemme quando Gesù neonato, adagiato sul suolo protendeva verso di lei le sue manine ed ella lo raccoglieva, lo avvolgeva in bianchi pannolini e se lo stringeva al cuore!

Adesso che riceve nel pane consacrato Gesù, sente e sa che è Suo Figlio ed Ella stessa si riuniscono di nuovo rinnovando l'unione santissima che seguì la concezione verginale.

Avverte che il Sangue del Figlio suo ora le scorre di nuovo nelle arterie; che la carne di Suo Figlio entra di nuovo nel suo grembo ove si era formato un giorno. E oltre il corpo e il sangue si uniscono i cuori, i sentimenti, gli animi.

Col figlio nel cuore, Maria ora si ritira nel silenzio e nel raccoglimento della sua camera per adorare Gesù, per parlare con Gesù.

Chi può dire quali cose intime e sublimi si dicono e si ripetono ora?

(UNA PREGHIERA ALLA MADONNA)

Prima di passare oltre voglio rivolgere a Maria Immacolata una bellissima preghiera di S. Santità Giovanni Paolo II:

“Se penso a queste mirabili effusioni d'amore, non mi rimane che arrossire confuso, dal momento che anch'io pur essendo chiamato a tanto intimo amore di consacrazione, di comunione, sono invece così freddo, distratto e negligente!”.

Fu così anche per quel sacerdote straniero che, pellegrino, s'era messo in strada per giungere dal suo paese verso Roma, presso la sede di S. Pietro, il centro della cristianità.

A quei tempi - correva l'anno 1263 - era molto diffusa l'abitudine dei pellegrinaggi in luoghi santi (in Palestina, a Roma, in Compostela,..).

Il vecchio prete tedesco, un certo Pietro di Praga, tutto bianco di capelli e curvo per gli anni, aveva deciso di andare proprio a Roma.  Ma la strada era tanto lunga e il viaggio tanto faticoso.

Giunto, sulla via Cassia, una cittadina medievale, di nome Bolsena nel Lazio/ vicino ad Orvieto/ volle fermarsi per riposare durante la notte.

Al mattino presto, si recò al Santuario di Santa Cristina, una bellissima chiesa romanica a tre navate, per celebrare la messa.  Gli fu concesso di celebrarla proprio all'altare della Santa Martire.  Anche stavolta mentre saliva all'altare, il sacerdote Pietro aveva un terribile tormento interiore che da tempo lo angustiava e contro il quale ogni giorno pregava: “Signore dammi fede nella tua santissima presenza eucaristica!  Dammi fede, perché un terribile dubbio mi tenta costantemente: ci sei davvero, Signore?  Come è possibile - pensava - che questo pane e questo vino, che sono nelle mie mani, diventino davvero il Corpo e il Sangue di Nostro Signore?”.

“Mio Dio, mio Dio implorava baciando il santo altare, perché questo dubbio terribile?”.  “Ho consacrato per lunghi anni della mia vita, ogni giorno, il pane e il vino; per tanti anni della mia vita ho sentito nelle mie mani compiersi il mistero della transustanziazione: ed ora perché non credo?”.

Sudori copiosi scendevano dalla fronte del buon prete; le mani gli tremavano e gli occhi gli si annebbiavano per le lacrime.

“Mio Dio/ ti chiedo troppo di darmi finalmente una prova, un segno del grande mistero?”.

I minuti passavano, il vecchio prete era ormai giunto a momento della consacrazione; il popolo era in attesa e avvertiva che qualcosa stava per accadere di strano.

“Signore abbi pietà di me”, mormorò ancora il prete e facendo forza contro se stesso, disse:

“Il giorno prima della passione, prese il pane nelle sue ma sante e venerabili e sollevati gli occhi al cielo a te Dio, suo Padre onnipotente, ringraziandoti lo benedisse, lo spezzò e lo diede

suoi discepoli dicendo: "Prendete e mangiate tutti: questo il mio Corpo..."”.

Proseguì con la consacrazione del vino: “Questo è il Calice è il mio Sangue...”.

Quando giunse al momento della comunione, prese l'ostia consacrata e lentamente la mostrò al popolo, poi piegato verso l'altare, spezzò l'ostia... Fu proprio in quel momento che sul corporale bianco caddero alcune rosse gocce di Sangue.

Il vecchio prete s'afferrò all'altare per non cadere... Poi facendosi forza, prese il corporale insanguinato e mostrandoli al popolo disse: “Fratelli ho peccato, il dubbio mi sconvolse, non riuscivo più a credere.  Ma Dio è stato Padre misericordioso.  A mia vergogna, ecco la prova del divino miracolo: il Sangue di Gesù è zampillato dall'ostia consacrata”.

Il prezioso corporale era macchiato da ben 83 gocce di Sangue.

Il miracolo fece accorrere molta gente da ogni parte: tutti volevano vedere, toccare...

Il papa Urbano IV si trovava ad Orvieto proprio in quei giorni.  Si organizzò allora una solenne processione che si snodò tra canti e suoni, a scorta della preziosa reliquia.  Era il 19 giugno 1264.

Fiori cadevano dai balconi delle case, mentre fanciulli e fanciulle spargevano altri fiori dai loro cesti, lungo il cammino che avrebbe percorso il Sacro Corporale che sorreggeva l'ostia del miracolo.

Papa Urbano IV. a ricordo del miracolo istituì la festa del Corpus Domini che si celebra ogni anno, la domenica dopo la Pentecoste con una processione solenne che tra canti e fiori ricorda quella del 1264.

Ma gli orvietani vollero che restasse un segno mirabile di quelle gloriose giornate e decretarono di costruire il loro meraviglioso Duomo, vera gloria dell'arte e della fede.

Il grande pittore Raffaello raffigurò il miracolo di Bolsena nella stanza di Eliodoro, in Vaticano...

Nel concludere riprendo il pensiero di Maria che è la serva immacolata, mediante la quale, lo Spirito ha formato la tenda e il corpo di Gesù.

Per sapersi amato, l'uomo ha bisogno di vedere l'Amore.  In Maria, come sull'altare, Gesù si fa visibile, per mostrare a tutti gli uomini che Dio li ama.

Maria è il ciborio di fuoco.  Il tabernacolo è il nuovo grembo di Maria in cui Gesù si cela, ma chi lo riceve, nasce portando la vita ed ognuno di noi diviene tabernacolo vivente: il Regno di Dio è davvero tra noi, in noi, per noi!

"Venite dunque, guardate Dio che senza patire mutamenti s'è fatto pane: danzate di gioia e ammirate come la sua casa d'oro (grembo di Maria o tabernacolo che sia) porti fra le sue braccia il figlio suo e nostro!".

Cantiamo a Dio inaccessibile, indicibile, incomprensibile che in un batter di ciglia lancia le galassie nello spazio, pilota le folgoranti orbite dei pianeti e la dolce alternanza delle nostre stagioni!  Ora Egli è qui: proprio luì.  Lui in persona, piccolo pane fragile per essere da me mangiato e per essere io da lui trasformato.

Stupirsi, meravigliarsi ecco quello che dobbiamo fare dinanzi ad un Dio che ha preso un volto affinché ognuno di noi lo possa vedere, un nome con cui lo possa chiamare...

Gesù, dopo la sua Risurrezione, fece toccare ai suoi discepoli per convincerli che era proprio lui e non un fantasma, le sue mani e i suoi piedi (Le. 24, 38).

Oggi con la nostra fede viva con i fiori che ornano la sua casa con le lampade che splendono al suo cospetto, noi offriamo al mondo i segni sensibili della sua reale presenza tra noi.  Perché meravigliarsi se il Fuoco che in Cristo alberga, continua a bruciare fino a che rimarrà un cuore da guarire e un volto da trasfigurare?

Diventare uno con Cristo, questo conta!  Egli è il Primogenite e noi in Lui siamo tutti fratelli, proprio per quel Corpo che tutti possiamo mangiare. Egli "arde" per ciascuno di noi, arde in ciascuno di noi!

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I Miracoli Eucaristici: OFFIDA (ASCOLI PICENO) (1263)

Ho ricevuto da una gentile lettrice un libro veramente utile, di Anna Maria Centi, dal titolo: “11 Diacono del Ringraziamento, preghiere di ringraziamento dopo la S. Comunione”.
Ritengo che sia un libro utile alla pietà eucaristica perché raccoglie - come dice il sottotitolo - un discreto numero di preghiere che i fedeli possono dire privatamente e sotto la guida di un animatore - appunto un Diacono come dice il titolo – dopo la S. Comunione.
“Poiché - afferma l'autrice nell'introduzione - ormai è invalso l'uso di abbandonare la Chiesa subito dopo la benedizione di congedo: "Andate in pace", accade che mentre ancora le specie eucaristiche sono presenti in coloro che si sono appena comunicati, essi siano soggetti ad ogni distrazione, che a volte rasenta una profanazione vera e propria, del grandissimo Sacramento appena ricevuto”.
Il Card. Martini ha scritto: “II tempo di ringraziamento personale dopo la Messa, il rilancio di forme di culto eucaristico comunitarie e personali sono l'indice di un capitolo di vita liturgica, oggi particolarmente bisognoso di cure assidue, perché l'uomo che celebra l'Eucaristia sia evangelizzato e, dalla Messa vissuta e partecipata, venga a sua volta spinto a farsi evangelizzatore...”.
Dunque ben vengano libri come questo che ho citato, perché aiutandoci ad esprimere a Dio umili preghiere di ringraziamento dopo la Comunione, il nostro spirito si elevi ad una più salda contemplazione di Dio in noi, l'Emmanuele'
Provate a prendere in mano l'Imitazione di Cristo, quante o quanto stupende infervorate preghiere sono scritte affinché un'anima, innamorata dell'Eucaristia, possa esprimere il suo adorante affetto, e l'umile dono di sé al Dio longanime e misericordioso?
Quand'ero fanciullo suor Luigina Colombo - una piccola grande anima - m'aveva insegnato a dire brevi preghiere di ringraziamento a Gesù Eucaristia.
“Atto di fede e di adorazione: Signore mio Gesù Cristo, io credo che tu sei in me/ vivo e potente, come in cielo. Profondamente umiliato, ti adoro, perché tu sei il mio Dio...”.
E poi s'aggiungeva l'atto di ringraziamento e di offerta, di amore e di domanda...
Ed oggi che dico a Gesù se sono così distratto e precipitoso? Non gli permetto neppure di scaldarmi il cuore.  Beate invece quelle anime che sanno adorare/ ringraziare..., fermandosi in chiesa...
S. Cirillo di Alessandria diceva che noi siamo come l'acqua: se si mette sul fuoco diventa bollente!
Così è chi sa adorare in silenzio l'ospite divino, fuoco d'amore che può rendere ardente la nostra povera acqua se stiamo volentieri sul fuoco del suo amore.
S. Teresa di Gesù raccomandava: “Tratteniamoci amorevolmente con Gesù e non perdiamo l'ora che segue la comunione: è un tempo eccellente per trattare con Dio e per sottoporgli gli interessi dell'anima nostra...  Poiché sappiamo che Gesù resta In noi fino a quando il calore naturale non ha consumato le apparenze del pane, dobbiamo avere grande cura di non perdere così bella occasione per trattare con lui e presentargli le nostre necessità”.
Ricordiamo ancora una volta la bella lezione di San Filippo Neri che fece accompagnare da due chierichetti con le candele accese quella donna che usciva di chiesa appena fatta la Comunione.  Ma ora chi ha possibilità di fermarsi ad Orrida, una cittadina operosa ed ospitale in provincia di Ascoli Piceno, nelle Marche, si informi e si faccia mostrare, presso la Chiesa di Sant'Agostino, il segno straordinario eucaristico, là conservato fin dal 1273, a causa di una certa donna che oltre a non ringraziare Gesù Eucaristia, arrivò fino a commettere un tremendo sacrilegio, a tal punto che Gesù stesso, senza nostro merito, si mostrò con segno inconfondibile proprio per confondere la nostra miseria e malizia!
Ogni dettaglio apparirà chiaro ripercorrendo le vicende della sua inaudita e, per certi versi, umanissima storia.
Vivevano a Lanciano - città già nota per il primo miracolo eucaristico - due coniugi: Giacomo Stasio e Ricciarella, ma non andavano d'accordo e ogni giorno litigavano.
La donna, volendo tentare di ristabilire l'armonia familiare, invece di rivolgersi a Dio, andò da una donna del luogo per domandarle suggerimenti utili al proprio caso.
La donna senza scrupoli, dopo aver ascoltato Ricciarella, disse:
— “Sei pronta a tutto?
— Sì, a tutto.
— Ed allora: ascolta bene!
La prima volta che vuoi, vai a messa e quando fai la comunione, nascondi la particela consacrata e poi, una volta arrivata a casa, senza farti vedere da tuo marito, polverizza la particela mettendola nel fuoco e poi mescolala nel cibo o nella bevanda per lui”.
Ricciarella, pronta a tutto pur di tornare a godere la pace domestica, seguendo il consiglio della megera, una mattina ricevette la santa comunione e poi chinato il capo fece cadere la sacra particela dentro il corsetto dell'abito all'altezza del petto.
Tornata a casa mise del fuoco in un coppo, una tegola, quindi vi pose sopra l'Ostia, sicura che si sarebbe ridotta in polvere, senza rendersi conto della vergognosa crudeltà, tutta bramosa di riuscire nel suo intento.
Ma Gesù reagì ben diversamente.  L'ostia, immersa nel calore del coppo, rimanendo in piccola quantità sotto le apparenze del pane, nel resto si convertì all'improvviso miracolosamente in carne, da cui sgorgò sangue abbondante che si diffuse per tutto il coppo!
Spaventata, la donna cominciò a gettare cenere e a colarvi cera, ma il Sangue non cessava di scorrere, poi si coagulava Ricciarella allora, terrorizzata, prese una tovaglia di lino e v’avvolse il coppo contenente il Corpo e il Sangue del Signore.
Tremante dì paura, portò l'involto nella stalla e lo nascose accuratamente sotto il letame.
Angeli del Signore che fa questa donna?  Venite voi ad adorarvi il Re dei re così disprezzato e conculcato nel suo onore divino.  Anime eucaristiche inginocchiatevi voi e restate in adorazione accanto al Dio così umiliato e vilipeso!
A sera quando tornò il marito assieme al suo giumento subiti guidò l'animale verso la stalla. Ma la bestia, inspiegabilmente, si rifiutò di varcarne la soglia.
Dinanzi a tale ostinazione, l'uomo prese un bastone nodoso percosse così aspramente il giumento da costringerlo ad entrare, cosa che l'animale fece/ rimanendo però inchiodato verso l'angolo dov'era stata nascosta l'ostia miracolosa.
Giacomo allora incominciò ad inveire, più violentemente del solito, contro la moglie, accusandola di aver operato qualche stregoneria in quel locale:  Tu sei proprio una strega!
Ma la donna negò con mille spergiuri.
E così la Santissima Eucaristia rimase là sepolta per ben 7 anni sotto il letame.
Ah! Signore dolcissimo quante volte anch'io ti ho offerto il mio cuore senza l'amore e senza la grazia e ti ho tenuto celato come in un immondezzaio!  Avrai mai pietà di noi/ Signore?
Per tutti i sacrilegi che il tuo Santissimo Sacramento ha ricevuto come oltraggio volontario o come terribile negligenza, Signore ricevi ora l'umile omaggio di milioni di cuori che sanno riparare e piangere d'amore!
Dal giorno del compimento dell'atto sacrilego, Ricciarella visse profondamente angosciata da continui e amari rimorsi riconoscendosi meritevole delle più gravi pene.
A volte svegliandosi di notte gridava chiedendo pietà.
— Taci e dormi, stupida/ dormi! - le diceva ignaro il marito, che voleva dormire in pace.
Ma ella non riuscendo a sopportare ulteriormente i richiami della propria coscienza turbata e sconvolta, decise di andarsi a confessare per riconciliarsi con Dio.
—Abbi pietà di me. Signore, abbi pietà! Perdonami, perdonami!
Si recò così dal venerando padre Giacomo Diotallevi, nativo di Orrida e priore del Convento di Sant'Agostino in Lanciano.
Con l'aiuto paziente ed illuminato di questo frate di provata esperienza, la donna riuscì - tra molte lacrime - a svelare il gravissimo peccato commesso anni addietro.
Il confessore, pur rimanendo vivamente impressionato dinanzi alla narrazione fatta dalla donna, esortò la penitente a tranquillizzarsi assicurandola che Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva.
Ma era necessario prelevare la Santissima Eucaristia dall'indegno luogo dove era stata nascosta.
Vestito dei paramenti sacri, il buon agostiniano si recò alla stalla, sollevò il letame e con grande sorpresa, poté verificare che esso non aderiva al panno, ne al coppo, anche se c'era un fetore schifoso che veniva dal letame rimosso.  Inoltre si rese conto che tanto i frammenti di ostia e di carne quanto il sangue da questa sgorgato, erano ancora freschi come se il miracolo fosse avvenuto qualche momento prima.
Padre Giacomo portò il Santissimo Sacramento nel monastero dov'egli abitava e dopo pochi giorni andò ad Offida dove mostrò le sante reliquie a p. Michele, priore del convento dei padri agostiniani di Offida.
Gli offidani, venuti a conoscenza del prodigio e consapevoli dell'onore grande con cui era conveniente custodire il Corpo e il Sangue del Signore, decisero di far preparare un ricco reliquiario dove conservarli.
Perciò, raccolta una notevole quantità d'argento, affidarono al Priore dì Offida il compito di far preparare un'artistica croce nell'interno della quale depositare i frammenti di ostia e di sangue,
insieme a piccoli pezzi della vera Croce che lo stesso p. Michele possedeva.
Questi con un confratello partì subito per Venezia onde ordinare ad un orafo la lavorazione del Reliquiario, ma quest'ultimo, nonostante avesse giurato dì mantenere il segreto su quanto si sarebbe dovuto porre nella croce di argento, si recò dal Doge di Venezia e gli svelò quanto sapeva, pregandolo di far sequestrare la Sacra Reliquia.  Il Doge ordinò ad alcuni naviganti di inseguire i due religiosi, ma fu loro impossibile perché sulle acque del lido si levò una paurosa tempesta, permettendo ai due frati di arrivare tranquillamente ad Offida.
In Offida gli Agostiniani avevano una chiesa dedicata alla Madonna la quale, dopo l'arrivo delle reliquie eucaristiche fu rimessa a nuovo sin dalle fondamenta e dedicata a Sant'Agostino.
La Cappella delle reliquie eucaristiche è sullo sfondo dell'abside, cui si accede attraverso due scalinate.
Ma noi ci fermiamo qui ad adorare... e pregare:
“Signore, Padre, guarda con amore e riconosci nell'offerta della tua Chiesa la vittima immacolata per la nostra redenzione; e a noi, che ci nutriamo del Corpo e del Sangue del tuo Figlio dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito (Canone 3°).
L'Eucaristia è il Natale di ogni giorno, invasione del ciclo nel piccolo umano.
Non c'è pane che non sia passato da un forno ardente, nel vino i cui grappoli non siano prima scaldati al sole; così non c'è Eucaristia di cui il pane e il vino non abbiano attraversato il braciere della Pentecoste uscendone Corpo e Sangue di quell'Agnello di cui, è scritto nell'Esodo, doveva essere “arrostito al fuoco” (12/ 8).
Ma di quale fuoco?  A quello che la sacrilega Ricciarella sottopose Gesù Eucaristia celandolo poi sotto il fetore del letamaio?
No, no, ma nel fuoco dello Spirito Santo e ricevuto dal profumo del mio cuore.
Per questo Sant'Efrem ha cantato: “Lo Spirito nel tuo pane il fuoco nel tuo vino. Il fuoco e lo Spirito tu li versasti nelle mani dei discepoli!”.
Ci sono giorni in cui la solitudine ci schiaccia col suo peso per tutto quello che non si può dire o non si ha il coraggio di confidare nemmeno alle persone più care: o non capirebbero o reagirebbero in modo diverso o anche perché non si ha il diritto di caricare le spalle di nessuno o infine perché proprio non abbiamo nessuno a cui dire la pena, la tristezza, l'angoscia, la disperazione...
E si rimane soli, a volte con atroci sofferenze o con lo smarrimento nel cuore che geme, si strazia...
In questi momenti da chi vado?  Vengo da te, Signore Gesù, Divino Presente: tu solo puoi accogliere le mie angosce e consolarle. Non c'è solitudine, non c'è paura che Gesù Eucaristia non possa sciogliere e colmare.
Gesù è con noi nell'angoscia, anche se l'appuntamento è nell'orto degli ulivi.  La mia mano però è nella Sua. Poesia!
Non direi: perché allora Gesù vuoi essere presente tra noi, col suo Corpo e il suo Sangue?
Per ornamento?  Non credo.  Allora, anima mia, quando senti l'anima che si spezza in tante briciole, in tanti frammenti vai e mangia nella fede al Pane della vita e prendi fra le mani il suo Corpo e mangia.  Egli è qui per rifarti, per riunirti, per amarti.  Come sono belli i momenti di riposo accanto al Signore.
Offriti alla sua Presenza come un emigrato, un indigente, un povero.  Egli sa chi sei, che cosa vuoi e quello che vali.  Ricevi la visita, il divino visitatore.
E sarai tu, ora, il Suo Tabernacolo non più di pietra e oro, ma di carne e sangue: nuovo pane e nuovo vino per la sua presenza lungo le vie del mondo!
In conclusione dedico a tutti i lettori, a tutte le lettrici una piccola preghiera per augurare a tutti un Santo Natale, compleanno di Gesù, facciamo che sia Lui il vero festeggiato!
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I Miracoli Eucaristici: VALVASONE (PD) (1294)

Valvasone è una cittadina della pianura friulana, in provincia di Pordenone.
È qui che andiamo idealmente stasera e precisamente vi invito ad entrare nella chiesa del S.S. Corpo di Cristo, ove è conservata e custodita la Sacra Tovaglia/ macchiata di Sangue sgorgato da un'ostia consacrata nel 1294.
Sinceramente nel parlare di Sangue si prova istintivamente una particolare sensazione di fastidio. Purtroppo la nostra immaginazione ci gioca dei sobbalzi, fa impressione il pensiero del sangue; se si vede poi qualcuno sanguinare, si prova un senso di smarrimento quasi un morso allo stomaco.  Se penso a Gesù insanguinato, provo un grande orrore.  Nella cappella di Radio Maria c'è un grande crocifisso: è così tutto macchiato di sangue all'inverosimile che mi fa tanta impressione.
San Caspare del Bufalo non solo fu il fondatore dei Missionari del Preziosissimo Sangue e delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo, ma addirittura fece del Sangue prezioso di Cristo il suo carisma, cioè il principio vitale della sua persona e della sua opera, divenendone l'apostolo più insigne.
Però Gesù conosce la fragilità del nostro stomaco e la sensibilità della nostra immaginazione; per questo scelse, per donarci il suo Sangue redentore, il frutto della vite, il vino.
Ed io ringrazio Gesù per questa sua squisita attenzione e lo benedico per tutte le moltitudini che vi verranno a raccogliere vita e ad attingere forza.
Bevendo questo vino consacrato gli uomini non cadranno più per la sfinitezza, non si smarriranno più nella notte, non saranno più dispersi sulle colline, non piangeranno più inutilmente, non saranno più orfani.  Per tutto questo e per quanto tu sei e sai, o Gesù, lascia che ti benedica e preghiamo.
O Sangue preziosissimo di Gesù tu mi riveli quanto valgo perché sei stato versato per me.  Aiutami a santificarmi perché dia valore al tuo sacrificio.
O Sangue preziosissimo di Gesù tu mi riveli il valore del mio prossimo perché sei stato versato per tutti.  Aiutami a rispettare ogni persona sempre a qualunque costo.
O Sangue preziosissimo di Gesù sei stato sparso per renderci tutti consanguinei; scorri nelle nostre vene. Noi consanguinei di Gesù e perciò fratelli con lui e con noi.
Dunque Gesù si presenta comunemente a noi con il Suo Sangue prezioso sotto le gustose sembianze del vino.  Ma sentite cosa è avvenuto stavolta a Valvasone: sarà l'ottavo miracolo eucaristico che in ordine storico sì è manifestato a noi per rinsaldare la nostra fede, a rinnovare la nostra devozione verso Gesù Eucaristia.
Veramente Valvasone conserva la sacra Reliquia Eucaristica, ma il fatto miracoloso avvenne a Gruaro, modesto centro agricolo posto ad una decina di chilometri da Portogruaro, antico castello, feudo a quei tempi, dei Conti di Valvasone.
Il prodigio si verificò come per caso.
Succede, per fortuna, anche oggi che qualche donna gentile e servizievole si presti a lavare la biancheria della chiesa indotta per devozione e per amore verso Gesù Eucaristia.  È un bei servizio che qualche buona vedova può compiere.
C'è chi ricama le tovaglie per l'altare e c'è chi s'impegna a tenerle pulite e anche profumate affinché Gesù sia contento di rendersi vivo e presente nelle nostre messe.
Le cose andarono esattamente così: un mattino del 1294, una donna della contrada scese al lavatoio pubblico per sciacquare alcune tovaglie della chiesa parrocchiale di San Giusto a Gruaro, che è in provincia di Venezia/ ma che appartiene alla diocesi di Concordia e Pordenone.
Il lavatoio era costituito da un canale di irrigazione ovvero da una roggia, la roggia Versola, a pochi passi dalla Chiesa.  La donna, mentre strofinava una delle tovaglie dell'altare come era sempre solita fare, all'improvviso vide il lino tingersi di sangue.  Smise di stropicciare e nel preoccupato stupore, si rese conto che il sangue usciva da una particela consacrata, rimasta come prigioniera tra le pieghe della tovaglia.
Forse una svista, forse una negligenza, fatto sta che la donna, col cuore in subbuglio si precipitò a mettere al corrente il parroco.  Questi corse sul posto e si rese conto dell'evidenza del fatto.  Chiamò un po' di gente e improvvisata una processione riportò il sacro lino in chiesa.
In quel tempo era vescovo di Concordia, mons. Giacomo d'Ottonello da Cividale.  Informato dal parroco, volle andare a vedere di persona.
Verificato e autenticato il miracolo, volle trasferire il sacro lino nella Cattedrale di Concordia.  Ma il suo progetto non si compì per la tenace opposizione della famiglia dei Conti di Valvasone,
già patroni della Chiesa di Gruaro.
La vertenza fu lunga e contenziosa, ma alla fine i Conti finirono per spuntarla, alla condizione di erigere una nuova chiesa da dedicare al Santissimo Corpo di Cristo, ove venga custodita e conservata la preziosa tovaglia.
Oggi il sacro lino macchiato di sangue è chiuso in un cilindro di cristallo, sostenuto da un pregevole reliquiario d'argento, eseguito quest'ultimo a Venezia dall'orefice Antonio Calligari.
La parte conservata della sacra tovaglia ha due macchie di sangue.  È piegata in tre parti, arrotolata e fissata con due galloni dorati.
All'occhio di chi osserva attraverso il cristallo trasparente, appaiono le 2 macchie di colore giallognolo con puntini scuri, mentre la stoffa del lino è raggrinzita,
La macchia sul davanti, che è quella che ha impregnato di sangue la stoffa, è dì 6 cm, di diametro/ mentre la macchia sul retro sì è formata per sovrapposizione del lino alla macchia, vera e propria.  La tovaglia è di cm. 74x45.
La festa della Sacra Tovaglia si celebra la domenica successiva alla solennità del Corpus Domini.
Certo questi miracoli eucaristici così come succedono, hanno una costante, che a ben riflettere, fa star male la nostra fede, il nostro amore: il miracolo è provocato sempre o da una nostra negligenza o da un nostro dubbio di fede o addirittura da tremendi sacrilegi compiuti dalla nostra malizia.
E tutto ciò colpisce il nostro cuore: ci spaventa.  A volte mi dico: e se Gesù si stancasse di noi, dal momento che siamo così distratti, neghittosi, freddi?
E se ci togliesse il suo dono?  E noi, per nostra colpa e rovina, se rimanessimo privati della divina Presenza?  Che cosa sarebbe di noi!
Mi conforta il pensiero che se da una parte c'è tanta indifferenza, so per certo che dall'altra ci sono milioni di anime eucaristiche che giorno e notte - notte dico - sanno stare in adorazione davanti a Gesù Sacramento.
Volete un esempio, uno fra mille? Da 18 anni p. Giovanni Garbolino e con lui molti altri apostoli dell'Eucaristia, una notte al mese, con oltre tremila iscritti, per una intera nottata dedicata comunitariamente alla preghiera, in Roma, conduce una lunga, ma felice veglia eucaristico - mariana.
È una pratica religiosa effettivamente singolare, composta di due momenti celebrativi, nettamente distinti non soltanto dal passaggio dì un giorno all'altro generalmente dal 1° venerdì al 1° sabato di ogni mese, ma dalla loro tematica generale, dal carattere delle preghiere e delle intenzioni, nonché dalla interruzione programmata della celebrazione comunitaria: interruzione comprendente un'ora intera, dedicata alla figura di Maria.
Per comprendere meglio spiego ancora che la pratica, chiamata anche notte orante, notte in preghiera, notte santa, notte luminosa (dall'espressione di Sant'Agostino “illuminano noctis”) consiste nei seguenti atti di culto eucaristico e di devozione mariana di culto eucaristico: S. Messa all'inizio e al termine della veglia; processione eucaristica, intronizzazione e adorazione di Gesù Eucaristia durante quasi l'intera notte (fino alle ore 4 del mattino quando inizia l'ora mariana); quindi la benedizione eucaristica, secondo il rituale tradizionale/ al termine della solenne Esposizione;
- di devozione mariana: recita del S. Rosario (i 15 misteri distribuiti nelle diverse ore); processione con la statua della Madonna di Fatima (o altra immagine) all'interno della chiesa; litanie lauretane/ consacrazione al Cuore Immacolato di Maria S.S. al termine dell'ora mariana.
In tutto dunque sono 8 ore di Veglia nella preghiera allo scopo principalmente di:
1) esprimere e intensificare la fede nella presenza di Gesù nell'Eucaristia;
2) accrescere la fiducia dei fedeli nell'assistenza, nell'intercessione, nell'aiuto della Madonna e arricchirli delle sue consolazioni.  Qualche lettore potrà obiettare: se una sola ora di preghiera - di giorno - richiede un certo sforzo come è possibile passare 8 ore in preghiera, durante la notte, tra i pungoli del sonno e il peso della stanchezza?
Eppure!  I fatti - scrive padre Garbolino nel suo libro “Notte in preghiera” - ne dimostrano non solo la possibilità ma per l'ormai notevole numero di coloro che ne hanno fatto l'esperienza, l'utilità e i benefici.
Certo se un'anima sa immergersi nell'amore di Gesù vivo e presente con l'amore del suo piccolo cuore, non solo saprà superare la stanchezza/ ma addirittura le ore di veglia passeranno talmente veloci da sembrare sempre troppo brevi!  Sapeste come si riposa bene accanto a Gesù!  “Devoti t'adoriamo, Dio nascosto sotto i sacri veli, Dio presente.  A te consacriamo tutto il nostro cuor sotto il guardo tuo vivo nell’amor
Cerca invano lo sguardo nell'arcano sol la tua parola ti rivela ma tè crede l'alma o incarnato Verissimo.  Spande il verbo tuo contempliamo, quel che l'alma anela.  Deh! concedi!  Che tu senza velo mostri il tuo fulgor nell'eterna gioia nell'eterno amor".
Se ancora qualcuno si meraviglia, rispondo ancora con le parole di p, Giovanni Garbolino: "La gravita del momento storico che stiamo vivendo esige il ricorso a rimedi eccezionali".
Come otterremo la salvezza se non con una risposta filiale agli inviti dì Gesù Eucaristia.  Quali rimedi da adottare se non quelli suggeriti da Maria SS.ma: pregate e fate penitenza?
Ecco il perché di questa straordinaria iniziativa di un'intera notte di preghiera.
Gesù cerca tali adoratori in spirito e verità: perché non ti lasci trovare anche tu?
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9/23/2009 11:43 AM
 
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I Miracoli Eucaristici: CASCIA (1330)

Ai primi di novembre dell'anno 1995 (3.11), a conclusione del Simposio internazionale tenutosi a Roma per ricordare i 30 anni del decreto conciliare sul Sacerdozio, il Papa ha offerto, con parole toccanti, la sua personale testimonianza di sacerdote da quasi 50 anni.

Ha fatto con tutto il suo entusiasmo di prete e di papa questa pubblica confessione:

“La santa messa è in modo assoluto il centro della vita e di ogni mia giornata”.

Ha colto nel segno quando ha definito il Sacerdote come uomo dell'Eucaristia, uomo di preghiera, testimone dell'Assoluto di Dio e della realtà invisibile.  È questa, la vera identità del prete, non solo davanti a se stesso, ma anche davanti agli uomini, che in lui altro non cercano che l'uomo di Dio e il testimone del suo amore attraverso la Chiesa.

E accanto a questa definizione teologica, Giovanni Paolo II ha aggiunto un'altra persuasione meno dottrinale ma più umana, affermando che il sacerdozio dev'essere una vocazione anche all'allegria, non superficiale ma profonda.

E ha voluto aggiungere un'arguta precisazione: “Forse in italiano non si dovrebbe dire allegria, ma gioia.  Ma io preferisco sempre allegria. Magari, quella che fa cantare?!

E poi il Santo Padre ha detto a tutti i Sacerdoti: "Abbraccio ciascuno con cordiale riconoscenza, i presbiteri diocesani e i presbiteri religiosi, specialmente quanti sono anziani, malati e stanchi.

Grazie per la vostra testimonianza spesso silenziosa e non facile; grazie per la vostra fedeltà al Vangelo e alla Chiesa.

Conosco le gioie e le preoccupazioni delle vostre fatiche apostoliche d'ogni giorno.  Vi sono vicino con la preghiera e con l'affetto.  Grazie, grazie dì cuore".

Parole confortanti che escono dal cuore del Padre comune.  Un particolare incoraggiamento il Papa ha poi riservato a quei Sacerdoti che di fronte ad un mondo così laicizzato e arido, o a gente che umilia e disprezza, che calunnia e respinge, si vanno chiedendo:  Ma c'è ancora bisogno di noi?

"Il segreto - risponde il Papa - per vincere questa vostra stanchezza, cari sacerdoti, voi lo conoscete: ed è confidare nel sostegno divino e tendere costantemente alla santità".

Il resto di aiuto verrà dal popolo di Dio, perché in una vera comunità cristiana tutto quello che riguarda il sacerdote, deve necessariamente coinvolgere anche i fedeli laici.

Ed io stasera ringrazio tutti coloro che hanno stima, affetto, rispetto per tutti i ministri dell'altare e pregano per noi tutti.  Ringrazio le mamme, le sorelle, i piccoli, i malati, i vecchi, i soli, i carcerati.

Pensate: se Dio, per nostra infinita disgrazia, ci lascia un giorno senza vocazione, senza sacerdoti, che cosa sarebbe di tutti?  Diceva il Santo Curato d'Ars: “Se togliete il prete da una chiesa, da un paese, poco tempo dopo si finirà per adorare le bestie”.

Pensate! Se mancassero i preti/ chi celebrerebbe la messa?  Saremmo, per sempre, senza Gesù Eucaristico!  Perché fratelli e sorelle una volta si baciavano le mani ai sacerdoti?

Perché toccando Gesù, tengono Gesù fra le mani sante e il profumo di Gesù resta nelle loro mani sante.

Infatti chi è che ci prepara l'Eucaristia e ci dona Gesù?  È il Sacerdote. Se non ci fosse il Sacerdote non esisterebbero ne il sacrificio della messa, ne la Comunione, ne la Presenza reale di Gesù nei tabernacoli.

5. Gregorio Nìsseno scriveva: Il Sacerdote non è un semplice uomo, ma un angelo non un arcangelo, non una potenza, ma è un uomo di Dio che lo Spirito Santo investe dall'alto, e la sua dignità - aggiungeva S. Cassiano - è celestiale, è divina, è infinita, perché all'altare diviene Creatore del suo Creatore.

E San Gregorio Nazianzeno completava: quando il Sacerdote celebra il sacrificio divino, gli Angeli stanno vicini a lui e in coro intonano un cantico di lode in onore di Colui che si immola.

San Giovanni Bosco esortava tutti così: “Vi raccomando un sommo rispetto ai sacerdoti; scopritevi il capo in segno di riverenza quando parlate con essi o li incontrate per la strada e baciate loro ossequiosamente la mano.

Guardatevi principalmente dal disprezzarli con fatti o con parole.  Chi non aspetta i sacri ministri, deve temere un gran castigo dal Signore”.

Pregate perciò per noi, fratelli e sorelle e se qualche volta ci vedete sbagliare o peccare, abbiate misericordia di noi e pregate per la nostra conversione. Quanto bene ci farete, se pregando, ci aiutate ad essere santi!  Grazie.

Dico questo perché davvero qualche sacerdote, non coltivandosi nello spirito può cadere nella trascuratezza, nell'abitudine, nell'infedeltà, come successe un giorno a Siena, in quel lontano 1330.

Un sacerdote era in cura d'anime e gli fu richiesto di portare la comunione ad un contadino ammalato.

Non troppo devoto quel prete prese una particela consacrata dal tabernacolo e poi con esecranda tranquillità la mise fra due pagine del Breviario e poi se lo mise sotto braccio e andò per comunicare quel contadino.

Ecco!  Direte subito voi, ecco! Se voi, per primi non avete rispetto di Gesù Eucaristia ben vi meritate il nostro rimprovero per il cattivo esempio che ci date! Se fate così voi, per cosa vi lamentate poi di noi?

No, no, non dite subito così.  Aspettate che finisca di narrarvi il nono miracolo eucaristico e poi capirete.  Intanto preghiamo, ripariamo e ascoltiamo.

Giunto al casolare del contadino malato, il prete si apprestò dal dirgli certe parole buone, e poi aprendo il breviario per dargli la comunione, vide esterrefatto che la sacra particela si era liquefatta e quasi tutta rossa di sangue.

Il prete vedendo questo segno terribile della divina presenza per la trasandata poca fede, rinserrò il breviario e ancora mettendoselo sotto il braccio, scappò via dicendo: “Preparatevi meglio/ ritornerò un'altra volta”.  E andò a rifugiarsi nel Convento di Sant'Agostino in Siena dove stava proprio predicando un santo frate/ padre Simone/ uomo dottissimo e pio.

Al termine della predica, il prete si portò alla sacrestia e gettandosi ai piedi di p. Simone raccontò il fatto tremendo che gli era successo.

Il santo predicatore fu prudente e accompagnò il prete nella sua cella e poi strappando le due pagine del miracolo dal Breviario. Là tenne con sé, liberando quell'incauto prete, che se ne andò, triste.

Il beato Simone ripartì facendo ritorno al convento di Perugia dove era la sua comunità e delle due pagine del breviario intrise di sangue, una fu consegnata dal beato Simone al suo convento di Perugia e l'altra, quella su cui era rimasta aderente le particella, fu data in dono al convento di Sant'Agostino a Cascia, città natale del servo beato Simone Fidati.

Cascia: su uno sperone del monte Meraviglia, nella variegate chiostra dei monti umbri, è accoccolata Cascia, in provincia di Perugia, patria di Santa Rita, la santa degli impossibili.  È conservate proprio nel Santuario della veneratissima Santa la reliquia dell'Ìnsigne miracolo eucaristico avvenuto a Siena nel 1330.  Lo sapevate?

Sventuratamente la parte della reliquia lasciata a Perugia dopo un lungo periodo di grande venerazione, andò irrimediabilmente perduta a causa della soppressione degli Ordini Religiosi.

Migliore fortuna toccò alla parte della reliquia che finì a Cascia.

Essa sopravvisse alla bufera della storia.  Quando nel 1810 il governo francese emanò la legge di soppressione degli Ordini religiosi il convento di Sant'Agostino dove si conservava la reliquia, fu affidato ad un certo Luigi Cittadini, mentre il vescovo di Spoleto, il Card. Facchinetti ottenne, per un miracolo di S. Rita, che il suo santuario rimanesse aperto.  In esso perciò furono trasportati e custoditi il corpo del beato Simone e la santa reliquia eucaristica.

Se potete, andate a Cascia e vedete come oggi sono conservati con amore e fede sia l'uno che l'altra.  Adorate soprattutto il sangue prezioso del Santissimo Nostro Sangue, intriso in quell'antica pagina di Breviario, conservata oggi in un artistico ostensorio.

Ma prima di concludere non posso non darvi la segnalazione di un fenomeno singolare: molte persone - così dicono molte testimonianze vere – accertate, notano in quelle macchie sanguigne quasi l'espressione di un volto umano sofferente, dolce e triste ad un tempo.

Se osservate la reliquia in controluce o attraverso l'ingrandimento fotografico è ancora oggi chiaramente visibile il fenomeno.  Che sia il viso di Gesù?  Che voglia con il suo sangue e il suo viso ancora una volta richiamare il suo amore per noi?

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9/23/2009 11:43 AM
 
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I Miracoli Eucaristici: MACERATA (1356)

Mi è stato più volte segnalato o richiesto: perché alcuni davanti al S.S.mo che sta nel Tabernacolo non fanno più la genuflessione o tutt'al più piegano appena la testa? Insomma si deve ancora inginocchiarsi in chiesa davanti a Gesù Sacramento o no?
Mi sento di rispondere così, in breve: la genuflessione (cioè piegare il ginocchio destro fino a terra in segno di adorazione davanti al S.S. Sacramento) è sempre doverosa perché (nonostante una crescente enfasi contraria):
1 ° manifesta l'atteggiamento proprio dell'orante davanti alla santità di Dio; inginocchiarsi davanti a Dio non è una umiliazione ma un onore!
2° esprime il sentimento più profondo dell'uomo davanti a Dio: l'adorazione.  Chi adora Dio e lo riconosce e lo loda, è un uomo grande!
3° significa ogni atto di riverenza, di fede nella presenza reale di Gesù nel S.S.mo Sacramento dell'altare.
È scritto nelle nuove rubriche del messale al n. 84 che davanti all'altare dove si conserva il Santissimo, il sacerdote e i ministri devono fare la genuflessione.
Riassumendo "durante la messa - dice testualmente la istituzione Generale del Messale Romano - si fanno tre genuflessioni:
dopo l'ostensione dell'ostia
dopo l'ostensione del calice
e prima della comunione.
Ma se nel presbiterio ci fosse il Tabernacolo col S.S.mo Sacramento/ si genuflette anche prima e dopo la messa e tutte le volte che si passa davanti al SS.mo" (n. 233).
Il Papa ha detto a Dublino (29 settembre 1979): “L'Eucaristia nella Messa e fuori della Messa è il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo e merita quindi l'adorazione che si tributa al Dio vivente e a lui solo.  Così, ogni atto di riverenza, ogni genuflessione che fate davanti al SS.mo Sacramento è importante perché è un atto di fede in Cristo, un atto d'amore per Cristo”.
E il 15 giugno 1995, il Papa, prostrato in ginocchio davanti all'ostensorio del Santissimo nella Chiesa di S. Maria Maggiore, ha confidato di porre e di conservare sull'inginocchiatoio della Sua Cappella l'elenco di tutte le persone che si raccomandano alle sue preghiere (Oss. Rom., 29.10.1995).
Come è desolante invece vedere gente che passando davanti a Gesù Sacramentato o stando in piedi o sempre seduti durante la messa, nemmeno si accorgono di Gesù che sta nel tabernacolo o sull'altare!
Tu non dimenticare mai che stando davanti a Gesù nel Sacramento e passando davanti a lui, la genuflessione è il segno evidente del tuo amore, della tua fede, della tua gioiosa consapevolezza che Gesù è qui, vivo e vero, tra noi e lo adori, lo riconosci, lo benedici e lo invochi.
Quando ti inginocchi davanti a Dio è allora che sei grande, veramente!
Fa' così, insegna così, perché non ti avvenga come è successo un giorno a Macerata, il 25 aprile 1336.  Antica ed illustre città del Piceno, nella regione centrale d'Italia, le Marche, tra le valli del Potenza e del Chienti, sta Macerata, capoluogo di provincia.  È edificata sopra un colle a 340 metri circa sopra il livello del mare, e da questa collina ferace, quasi come da vedetta militare, si domina e si osserva tutta la regione picena, al nord sino al mare Adriatico, a sud fino alle catene degli Appennini, offrendo uno splendido panorama all'occhio dell'osservatore.
La bella Cattedrale è dedicata a Santa Maria Assunta e a San Giuliano.  È un tempio vasto e maestoso nell'interno e formato di colonne toniche binate che sostengono le arcate.  È proprio in
questa Cattedrale che si custodisce un miracoloso lino liturgico impropriamente detto corporale, macchiato di sangue sgorgato da un'ostia consacrata.
È la cattedrale del vescovo Mons. Francesco Tarcisio Carboni, recentemente scomparso.  In quella buia mattina del 20 novembre la sua auto a Chiarine di Recanati/ tentava di evitare l'urto frontale di uno sprovveduto ma veniva investita sulla fiancata proprio in direzione di Sua Eccellenza, che è deceduto sul colpo e la Beata Vergine di Loreto se lo è portato in Paradiso!  È da là, che ancora oggi, ci ripete: “La croce non è solo la croce di legno, ma è la volontà del Padre!  Chi mi vuoi seguire, prenda la sua croce e mi segua...”.  “L'essere inchiodato a quella croce è la mia realtà!  Se la croce si accetta con amore, questa è perseveranza!” (17 novembre 1995).
Ai sacerdoti diceva: “Siate maestri di orazione nella liturgia, nella direzione spirituale, nella vostra stessa vita.  Siate messaggeri di speranza nella gioia del vostro sacerdozio in Maria; nella povertà della vostra vita, nella luminosità della vostra predicazione.
Siate trovati fedeli da Colui che legge nei cuori, da chi richiede il vostro ministero, dalla vostra coscienza, ogni sera; da Maria Vergine”.  “Nella forza dell'Eucaristia”.
Nella forza dell'Eucaristia, creduta, amata, celebrata, ricevuta, donata.
In Gesù Eucaristia: “L'amore di Dio - diceva Paolo VI - si è fatto fratello nostro; è Gesù che ha camminato per le nostre strade e ha detto a ciascuno di noi: io sono il tuo pane, il tuo maestro, la tua forza/ la tua guida”.
Se quel povero sacerdote del lontano 25 aprile 1356, di cui è rimasto sconosciuto il nome, ma svelato il suo atroce dubbio nella presenza di Gesù nell'ostia consacrata, fosse stato più fedele all'amore di Dio, non avrebbe provocato una nuova prova - miracolosa - della presenza sacramentale di Gesù nell'Eucaristia!
Era da un po' di tempo che un dubbio tremendo lo tormentava, scuotendo la sua fede, il suo amore.
Se avesse detto: Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me!  Se si fosse coltivato nello spirito, predicando, operando il bene, avrebbe avuto quel dubbio che scuoteva la sua vita sacerdotale!
O è stata una prova indicibile?  A volte il Signore permette che veniamo sottoposti a prove dolorose per rettificare il nostro amore per lui; a volte permette che veniamo tentati perché la nostra fede divenga sempre più ardente e convinta!
Noi allora diciamo: perché Signore? Perché mi abbandoni in balìa di me stesso?
Perché mi abbandoni Signore?  Che cosa ti ho fatto?... e non sappiamo vedere anche in questa prova, una grazia che ci innalza ad un amore più forte, ad un dono più puro.
Quel sacerdote andava ogni mattina in una delle chiese di Macerata. Probabilmente - dicono i documenti antichi - andava a celebrare la messa in quella dedicata a Santa Caterina, che era la cappella delle monache benedettine.
Quella mattina, 25 aprile, era la festa di San Marco evangelista, proprio colui che ci narra come il centurione battendosi il petto dinanzi a Gesù Crocifisso esclamò “Costui è veramente il Figlio di Dio”!  L'evangelista che pone più in rilievo il tradimento di Giuda e di Pietro.
Vendere Cristo o rifiutare di riconoscerlo è il tradimento che perennemente sta in agguato dietro ogni nostra Cena eucaristica!
Quel prete, stanco e deluso, salito all'altare in sacri paramenti, all'orazione sopra le offerte aveva detto: “Accogli Signore il sacrificio di lode che ti offriamo nel ricordo glorioso di San Marco e fa' che nella tua Chiesa sia sempre vivo e operante l'annunzio missionario del Vangelo.  Per Cristo nostro Signore!”.  Le monache risposero con fede: “Amen, così sia, così è”.
Ma il prete è sempre stanco, avvilito, spento.  Più si avvicinava il momento “tremendo e vivificante della consacrazione” più sentiva impazzire il cuore.
“Come farò a dire: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue!  Come farò Signore se un dubbio terribile mi attanaglia il cuore e mi distrugge la fede?”.
Ma tu, sacerdote del Signore, non conosci le parole del serafico padre San Francesco che esclamava: “O meravigliosa altezza e degnazione che da stupore.  O umiltà sublime e sublimità umile che il Signore dell'universo, Dio e Figlio di Dio, abbia ad umiliarsi così da nascondersi sotto la piccola figura del pane per la nostra salute!
Guardate, fratelli, l'abbassamento di Dio... Quindi non tenetevi nulla di voi stessi, affinché interamente vi accolga colui che tutto si da a voi!”.
Se tu avessi conosciuto San Filippo Neri quando celebrava la santa messa, mentre teneva fra le candide mani diafane la santissima Ostia, l'avresti sentito piangere e adorare:
“Mio Dio, mio tutto!  Mio Dio, mio tutto!”.
Le monache benedettine raccolte in preghiera, di solito con gli occhi bassi, in quella fresca mattina primaverile, alzarono gli occhi esterrefatte.
Il celebrante era giunto alla frazione del pane, prima della comunione.  Dicendo stentatamente: “II Corpo e il Sangue di Cristo uniti in questo calice, siano per noi cibo di vita eterna...”, ma non riuscì a finire, si sentì male, mentre un fremito lo percorse per tutta la persona: dall'ostia era cominciato a stillare vivo sangue che cadde in parte nel calice e parte sul lino sottostante.
Ancora una volta Gesù si era manifestato visibilmente, ancora una volta aveva infranto i veli del pane e del vino e si era mostrato nella sua realtà di carne e sangue!  Ma quando crederemo senza vedere?
Quando, Signore, ti ameremo senza domandarti una prova una conferma?
Il prete avventurato cadde in ginocchio con le mani rosse del sangue santissimo di Nostro Signore, a motivo del timore e del tremore che aveva invaso il suo cuore e le sue ginocchia.
Inginocchiato pianse a lungo.  Poi finita finalmente la celebrazione che gli sembrò durata un'eternità, non riuscendo a contenere l'emozione e il turbamento, corse dal suo vescovo, Nicolo da S. Martino, il quale subito ordinò dì portare la preziosa tela insanguinata a lui, in cattedrale.
Lasciamo andare la storia e anche noi ancora smarriti e confusi avviciniamoci all'altare dove sta il sacro lino insanguinato.
Inginocchiamoci riverenti e devoti e guardiamo umili e riconoscenti.  Vedi un lino di forma allungata di 129x41 centimetri, di colore giallastro a motivo dei secoli trascorsi.  Ma intanto vedi e adora le due macchie grandi del Sangue santissimo di Gesù vivente e prega e adora: “Eterno Padre, noi ti offriamo con Maria, madre del Redentore del genere umano, il sangue che Gesù sparse con amore nella passione e ogni giorno offre in sacrificio nell'Eucaristia.  In unione alla Vittima immolata per la salvezza del mondo ti offriamo le nostre misere gocce di sangue quotidiano in espiazione dei nostri peccati, per la conversione dei peccatori, per le anime sante del purgatorio, per le necessità della santa Chiesa.
Oh sangue preziosissimo, segno di vita e di misericordia concedici di perseverare nella fede, nella speranza, nella carità...”.
Ah! Come però spesso vanno le cose umane!  La sacra reliquia rimase ad un certo momento della sua storia secolare, “dimenticata" chiusa nell'armadio che custodiva le altre reliquie nella cattedrale, sino al 1932, quando finalmente per ordine del vescovo mons. Peio Scarponi si tornò ad esperia alla pubblica venerazione.  Attualmente il sacro lino è conservato sotto l'altare del SS.mo Sacramento, per ricordarci ancora una volta che l'Eucaristia è la fonte e il vertice della vita cristiana.
È in questo augusto Sacramento che il cristiano fa esperienza più forte di Dio, sentito e gustato come l'amico, l'intimo, l'ineffabile.  È qui che il divino Maestro parla al cuore, e lo accende d'amore.
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I Miracoli Eucaristici: FIRENZE (1230; 1595)

Un corrispondente gentile mi ha posto, per lettera, una domanda che mi sembra sia molto intelligente, e spero che la mia risposta a lui possa giovare a tanti altri.

La domanda è questa: "Padre Giorgio mi può dire perché Dio permette tanti sacrilegi attorno all'Eucaristia?

E poi perché Gesù stesso ai nostri sacrilegi, alle nostre trascuratezze, alle nostre freddezze o addirittura mancanze di fede reagisce con i suoi miracoli straordinari eucaristici?".

La mia risposta può essere la seguente.

La Santa Eucaristia è, per eccellenza, il mistero della fede.  Solo la fede permette di penetrare nella luce soprannaturale del mistero, che è una realtà così piena di luce che noi non riusciamo a vedere tutta, sino in fondo.  Ma c'è.

Dio ci diffonde le sue luci, in verità, attraverso le ombre, una specie di velo, per preservare dall'accecamento gli occhi troppo deboli nella nostra anima.

Dio non vuole ingannare coloro che illumina.  Noi non Potremo contemplare il suo splendore faccia a faccia sin quando il nostro sguardo soprannaturale non sarà stato sufficientemente preparato a percepirlo.

Nell'attesa, per gli uomini pellegrini di quaggiù, il Signore si nasconde sotto dei segni, quello della Chiesa, quello dei sacerdoti, quello in particolare del Santissimo Sacramento verso il quale tutti gli altri convergono, come al loro culmine.

Gesù ha detto a S. Tommaso incredulo: "Beati coloro che pur non avendo veduto, hanno creduto" (Gv. 20/ 29).

Ma Gesù conosce la nostra debolezza e come Tommaso, facciamo fatica a credere, anzi a volte siamo proprio dei poveri, pieni di dubbi, stanchi ed esitanti ed invece di superare le eventuali difficoltà, ci impelaghiamo nel mistero come su una pietra d'inciampo.

È per dissipare la nostra poca fede che Gesù/ nella sua pietà, ci aiuta allora coi miracoli.

Sempre lo stesso, ieri, oggi e sempre.  Egli elargisce con il suo cuore ancora a coloro che camminano quaggiù nella notte dell'ignoranza e del dubbio e a coloro che rischiano d'inciampare.

Non possiamo quindi disprezzare i miracoli eucaristici attraverso i quali il Signore si degna di mostrarci che al di là delle specie sacramentali, cioè del pane e del vino, c'è proprio lui col suo Corpo, col suo Sangue, con la sua anima e con la sua divinità.

Gli angeli del cielo non dubitano della verità del Corpo e del Sangue del Cristo nel Santissimo Sacramento, perché il loro sguardo è puro e dunque incontaminato.

I nostri occhi, al contrario, sono quelli di peccatori a cui i peccati annebbiano la vista.

Ora rifiutare i miracoli che Gesù compie per sostenere la nostra fede e alimentare il nostro amore, sarebbe disprezzare la divina misericordia che ha pietà della nostra miseria e debolezza.

È il Signore stesso che in quel momento agisce.

È il Padre celeste che glorifica il suo Figlio perché noi crediamo in Lui e possiamo proclamare con grande voce nel cielo sino agli estremi confini della terra:

“Degno è l'Agnello immolato sui nostri altari di ricevere la potenza, l'onore, la gloria e la benedizione!” (Ap. 5, 1 3).

Perciò narrando i miracoli eucaristici che riferiscono le meraviglie compiute dall'Eucaristia lungo i secoli, ho ritenuto non solamente corroborare la fede vacillante di alcuni fratelli, ma anche e soprattutto glorificare Dio, sempre vivo e ardente fra noi!  Se non temessi di mostrarmi un poco di buono, come vorrei esclamare con il profeta: “II cuore mio e la mia carne esultano in Dio vivo!”.

E come vorrei agguagliare lo zelo del mio caro San Filippo Neri che, in estasi, ardeva e tremava tutto quando il solo pensiero di Gesù Eucaristia gli attraversava la mente!

Pensiamo a tutte le notti eucaristiche del Santo Curato d'Ars, a San Pier Giuliano Eymard e di tutti gli altri “figli della luce” che hanno attinto luce, forza, amore da Gesù Eucaristia.  Diventeremo noi uguali a loro?

Prendiamo, prendiamo la loro fiaccola e accendiamola al fuoco dell'amore; prendiamo la loro anfora e riempiamola all'acqua viva della salvezza!

Gesù è infatti una fonte in attesa di mille seti...

Egli vuole riempire le nostre mani, fatte a coppa, con la sua acqua chiara e vergine; Egli vuole dissetare le anime nostre, fatte a conchiglia, con il torrente d'acqua fresca e pullulante di grazia...

Stasera andiamo a Firenze, nella grande città del Giglio che, nella storica chiesa di Sant'Ambrogio custodisce le reliquie di due miracoli eucaristici avvenuti rispettivamente nel 1230 il primo e nel 1595 il secondo.

Intanto vi racconto il PRIMO.

È il mattino del 30 dicembre 1230 e un vecchio prete di nome Uguccione, cappellano delle monache benedettine, nella chiesa dedicata a S. Ambrogio (a Firenze appunto) sale l'altare per la celebrazione della messa.

“Introibo ad altare Dei Ad Deum qui laetificat iuventutem meam.  Il nostro aiuto è nel nome del Signore.  Egli ha fatto cielo e terra... Te igitur clementissime Pater... o Padre clementissimo, noi ti supplichiamo e ti chiediamo per Gesù Cristo tuo Figlio e nostre Signore, di accettare questi doni/ di benedire queste offerte - Hoc est enim corpus meum Hic est enim calix sanguinis mei...Domine non sum dignus ut intres sub tectum meum: ma dì soltanto una parola e l'anima mia sarà guarita...Il Corpo di Cristo. Amen”.

Tutto normale dunque; ma al momento della purificazione di calice, dopo la comunione, il Sacerdote senza accorgersene lasciò alcune gocce di vino consacrato nel calice.

Forse una svista, forse l'età avanzata, forse, che so io?  Una leggerezza, fatto sta che il prete ripose il suo calice nell'armadio senza accorgersi di nulla.  Ma l'indomani mattina, vide con sì grande sgomento che le gocce di vino si erano trasformate vivo sangue coagulato.

La suora sagrestana vedendo il fatto cadde in ginocchio gridando, mentre tutte le altre monache, accorse, constatavano l'avvenimento miracoloso.

Subito il vescovo di Firenze, Ardingo (di Pavia) ne venne informato e subito ordinò che gli fosse portato il calice con la preziosa reliquia.  Ma dopo parecchi giorni, la madre badessa Ceida chiese vescovo la restituzione della santa reliquia.

Il prelato allora fece costruire un ricco tabernacolo nel quale ripose in un'ampolla il contenuto del calice, e nel 1231 i francescani la riportarono processionalmente, dal vescovado fine monastero/ ove ancora oggi è conservata.

Ma ecco un secondo prodigio. Ormai sono passati tre secoli quel giorno, tutti pieni di amore e adorazione verso Cristo Eucaristia, costruendovi con crescente e singolare concorso di fede, dì pietà ed arte, una cappella stupenda, ove si ammira il bellissimo tabernacolo in marmo che custodisce il sangue miracoloso.

Siamo giunti dunque al mese di marzo, il 24, Venerdì santo del 1595.

Mentre all'altar maggiore si sta celebrando il sacro rito della passione e morte di Gesù, scoppiò all'altare della Reposizione (una volta si diceva “del Sepolcro”) un incendio a causa di una candela che scintillando appiccò il fuoco a tutto l'apparato.  Clero e fedeli corsero immediatamente ad estinguere le fiamme che si erano diffuse ovunque.

Per mettere in salvo il Santissimo Sacramento, un Sacerdote si slanciò fra le fiamme e aprendo l'urna tabernacolo prese il calice con l'ostia grande, ma nella confusione del momento urtò la pisside che conteneva alcune particele per eventuali comunioni agli infermi. Cadendo a terra, la pisside si aprì e ne uscirono le sei particole che rotolarono tra le vampe del tappeto della predella.

Domato finalmente l'incendio tra i lini semi bruciati, fu trovato un piccolo corporale, abbrunito dalle fiamme, ma intatto.  Apertolo, furono rinvenute le 6 particele intatte, abbrunite anch'esse dall'eccessivo calore, accartocciate e unite insieme forse a causa dell'acqua gettata per estinguere l'incendio.

Vennero poste all'adorazione dei fedeli e poi chiuse in una scatola d'argento smaltato, insieme al corporale e conservate nel Tabernacolo assieme all'altro miracolo del Sangue divino coagulato.

Quando nel 1628 l'arcivescovo di Firenze, Marzi-Medici, le esaminò attentamente, le trovò incorrotte. Nel 1907 furono nuovamente sottoposte ad un controllo ed ancora erano intatte.

Ogni anno, durante le 40 ore, che a S. Ambrogio si celebrano nel mese di maggio, le due insigni reliquie vengono esposte nell'unico ostensorio, sormontato però da un'ostia grande consacrata.

Nella cappella del miracolo, durante tutto l'anno, ardono sette lampade, come a simboleggiare la viva e calda pietà dei fiorentini e dei numerosi pellegrini.

Ed io vi invito ad andare, se potete, ad adorare Gesù che sotto quegli splendidi segni ci ha assicurato che egli è davvero vivo e presente.  Ma intanto riaccendiamo le fiaccole della fede e della carità e andiamo nella nostra chiesa, anche se piccola o modesta e là adoriamo Gesù.

Madre Maria Candida dell'Eucaristia, carmelitana scalza, ha lasciato scritto:

“Quante volte, specie la sera, mirando il Santo Tabernacolo e respirando di felicità penso e dico: di quanto si ha quaggiù di grande e bello, di prezioso nulla vi è che uguagli il Tesoro che qua si racchiude.  È qua il Tesoro unico che vi è sulla terra, lo posseggo, gli sono vicina!

O Santa Eucaristia, tu mi fai morire per meglio vivere.

Nel nascere Gesù si fece nostro, ma nella S. Comunione si rende mio! Un giorno senza Comunione può paragonarsi ad un giorno senza sole, senza pane, senza sorriso, senza riposo”.

“La devozione al S.S. Sacramento - diceva S. Filippo Neri che bruciava d'amore davanti a Gesù Eucaristia per 40 ore senza interruzione - la devozione al S.S. Sacramento e la devozione alla Madonna sono, non il migliore ma l'unico mezzo per conservare la purezza.  Non vi è che la Comunione che può conservare puro il cuore a 20 anni. Non ci può essere castità senza Eucaristia”.

Ed io umilmente aggiungo: a qualsiasi età va bene l'Eucaristia per essere puri, perché solo così finalmente potremo vedere Dio!

Davanti al tuo infinito amore o Gesù io mi sento profondamente commosso e pieno di riconoscenza, non so far altro che ripetere: grazie o Gesù.

Ma che cosa ti renderò io, o Signore, in cambio del tuo dono?  Sento la tua dolcissima voce che mi ripete: figlio dammi il tuo cuore.

"Eccomi o mio amato e buon Gesù che alla tua Santissima presenza prostrato, ti prego col fervore più vivo a stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza e di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento di non più offenderti.  Mentre io con tutto l'amore e con tutta la compassione vado considerando le tue cinque piaghe cominciando da ciò che disse di te o mio Gesù, il santo profeta Davide:  Hanno forato le mie mani e i miei piedi; hanno contato tutte le mie ossa".

Sia lodato Gesù Cristo.

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I Miracoli Eucaristici: BAGNO DI ROMAGNA (1412)

Mi è stato detto che a Bologna, proprio nella città ove vivo, c'era anepigrafe apposta nell'antico monastero femminile Camaldolese di S. Cristina, che così recitava, traducendola dal latino: “II 4 settembre del 1416 morì qui a Bologna il ven. Don Lazzaro Veneziano, priore di Santa Maria in Bagno”.
Perché questa citazione?
Semplicissimo: quel venerabile Don Lazzaro, priore di Santa Maria di Bagno di Romagna, camaldolese, ebbe la grazia “tremenda” e indicibile di assistere al miracolo eucaristico, avvenuto in ordine storico, proprio nel 1412, quattro anni prima della morte dello stesso priore, avvenuta a Bologna.
Ma procediamo con ordine e più che ascoltare, meditiamo ancora una volta sulla infinita misericordia di Gesù Eucaristia che si è manifestato sveltamente nel SS.mo Sacramento della Sua Presenza reale. Più che la curiosità, per quanto legittima, muoviamo la fede, sosteniamo il cuore/ allarghiamo la speranza.
In provincia di Forlì, nell'alta Romagna, ai piedi dell'Appennino tosco romagnolo, sta la cittadina termale di Bagno che custodisce nell'artistica basilica di Santa Maria Assunta un sacro corporale, intriso di otto gocce di Sangue miracoloso di Nostro Signore Gesù Eucaristia.
Ancora?  Ancora!
Da quando Gesù, calata la sera del giovedì, fu con i suoi in un luogo preparato a festa per una cena/ che diverrà non l'ultima, ma l'unica cena, sempre quella carne divina e quel sangue prezioso saranno dati per la nostra vita!
Come aveva desiderato, atteso quell'ora da vivere assieme ai suoi discepoli e con tutti i suoi futuri discepoli: è l'ora che vale tutta una vita.
Gesù aveva già inventato nell'amore incommensurabile del suo Cuore, come fare perché quella non fosse l'ultima ora passata con i suoi discepoli di ogni tempo, ma la prima e l'eterna di un'altra presenza, di un altro modo ineffabile d'essere e di vivere con loro e per loro.
Non è una sera che tramonta, ma un'alba che sorge.
Gesù ha dato tutto nella sua vita per guarire, per salvare, ma ora è necessario che dia tutto se stesso, la sua medesima vita, così come è, ciò che è.  Cioè questo suo corpo fatto di carne e di sangue, questo cuore che vuole, desidera, pensa, vibra, trema, ama.
Questo corpo e sangue intessuti nel grembo verginale della Madre sua santissima, questo cuore in cui arde lo spirito.  Darsi tutto! E subito!
“Presto, sedetevi a tavola”.  E adesso che fa?  Si toglie il mantello, si cinge di un grembiule e passa dall'uno all'altro, si mette a terra e con l'acqua lava i piedi ai discepoli esterrefatti e arriva
anche a chi fra poco lo tradirà.
Gli bacia con tenerezza i piedi.  Come fare perché tutti e non solo i presenti, possano vedere, toccare il suo corpo che non è ancora spezzato, il suo sangue che domani, venerdì, sarà versato?  E come potrà un uomo mangiare carne e bere sangue di uomo senza che ne provi indicibile ripugnanza?
Allora lentamente, come per prendere il tempo di misurare l'immensa portata del suo gesto e di attirare l'attenzione dei suoi commensali, prende un pane d'orzo...
La raccolta primaverile dell'orzo coincide con la festa di Pasqua.  L'orzo è il pane dei poveri e costa un terzo del prezzo del frumento (Ap. 6/ 6).
Qui si tratta di pane non fermentato: pane della miseria, c'è scritto nel Deuteronomio (16, 3), pane completamente nuovo in quanto il lievito non garantiva più la continuità con le sfornate precedenti. Pane del passaggio frettoloso e notturno.
E poi prende una coppa di vino...  Ecco il frutto del grano e il frutto della vite fra le sue mani sante e venerabili di Creatore, mani fini e laboriose d'artigiano come Giuseppe suo custode, come Maria sua madre; mani senza macchia e immortali.  Le sue mani che hanno guarito, toccato malati, accarezzato bambini, benedetto poveri, ora prendono un po’, di pane e una coppa di vino non allo stato naturale ma una materia lavorata, preparata, già passata da mille mani sudate di uomini e di donne.
Così questi frutti della fatica umana così belli per la loro storia di sudore, Gesù riceve in questa sera d'amore e di dolore, da quelle mani di uomo...
Pane insostituibile sulla nostra mensa d'ogni giorno; vino che spande il suo vigore nel nostro corpo; pane caldo che si condivide, vino spumeggiamo che da sole ai nostri giorni: proprio queste cose umili Dio e l'uomo stanno per offrirsele reciprocamente, poveri sono l'uno di fronte all'altro, amici quali saranno l'uno per l'altro,
“Benedetto sei tu Signore Dio dell'universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane – questo vino frutti della fatica e del lavoro dell'uomo perché diventino cibo e bevanda di salvezza”.
Ma come, Signore? Come?
Siamo giunti al momento dell'ultima benedizione, vertice e culmino di tutte le benedizioni della vita di Gesù: è il momento di offrire, come benedizione al Padre del Ciclo, se stesso per darsi, come pane e vino, ai minimi che lo accogliemmo con fede, benedicendo Dio.
E Gesù col pane in mano (che l'abbia preparato anche stasera, Maria sua mamma?) lo spezzò e disse: “Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo...”.
E poi prendendo la coppa col vino disse: “Prendete e bevetene tutti questo è il mio sangue...”.  I discepoli sono attoniti, mangiano e bevono come Gesù ha detto. “E fate questo in memoria di me!”.
Da questo momento, ogni qualvolta un sacerdote dirà: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue, il sacerdote sarà Cristo in persona e quel pane e quel vino consacrati Saranno la
carne e il sangue di Gesù.
Tutti vediamo solo pane e solo vino e solo un sacerdote, ma tutti sappiamo che pane e vino e sacerdote sono Gesù, vivo, vero.
C'è una parola più incendiaria? Essa trasmetterà l'amore per una vita senza fine.
Oggi si sente dire dappertutto: Come vorrei vedere il corpo di Gesù, il suo volto, la sua veste, i suoi sandali!
Ma quello che voi vedete e toccate è Gesù.  Nemmeno gli Angeli hanno questa grazia, ma tu sì, piccolo uomo, piccola donna, puoi ricevere Dio in te, nel tuo cuore, nella tua vita...ogni giorno... Ma don Lazzaro, il priore della nostra storia, di Bagno di Romagna, pur celebrando la santa messa, ogni giorno, con i suoi fratelli, non aveva una grande fede.  E un giorno mentre costui celebrava il divino Sacrificio, la sua mente fu occupata per opera diabolica, da un forte dubbio intorno alla reale presenza di Gesù in Sacramento.
“Ma qui - in questo pane e in questo vino - c'è proprio Gesù?”.
Aveva da poco pronunciato la consacrazione e mentre il dubbio più atroce gli stringeva il cuore e la fede, vide nel calice che la santa specie del vino si mise in ebollizione divenendo sangue vivo, caldo e si riversò fuori dal calice spandendosi sopra il Corporale inzuppandolo di sangue.  Il povero priore fu preso da una commozione tale da smarrire la mente in un pianto dirotto.
Poi facendosi forza si rivolse verso gli astanti esterrefatti e confessò la sua incredulità angosciata e l'avvenimento strepitoso che si era compiuto sotto il suo sguardo.
"Fratelli, venite e vedete il sangue del Signore!".  Tutti videro e si spaventarono.
Anche don Lazzaro fu così spaventato che circa cinque anni dopo se ne morì a Bologna ove era stato mandato in qualità di cappellano del monastero femminile camaldolese di S. Cristina.
I Camaldolesi con alterne vicende e vicissitudini ressero la pieve di Bagno sino alla soppressione napoleonica del 1808; allora la parrocchia - basilica di S. Maria Assunta passò a far parte della diocesi di Sansepolcro retta dal clero diocesano.
Ora, dal 1975, la Basilica è passata definitivamente a dipendere dalla diocesi di Cesena, in provincia di Forlì.
Nella basilica sta una incisione su legno del '400 chiamata "La Madonna del sangue" colorata e rarissima, che si trova nella terza cappella a sinistra. Immagine così chiamata perché come riferisce don Benedetto Tenaci, abate di Bagno e testimone oculare del fatto, il 20 maggio del 1498 l'icona verso sangue dal braccio sinistro.
Madonna del Sangue, lo stesso sangue del suo figlio divino, conservato nel Sacro Corporale che viene esposto e venerato da tutto il popolo in tutte le domeniche da marzo a novembre, durante la messa delle ore 11.
"Sangue benedetto del mio Signore aprimi le porte del Cielo.  Svelami le porte della luce incandescente.  Ma ora vieni dalle sublimi altezze della santità e inebria il mio cuore, la mia vita di te.  Amen".
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9/23/2009 11:45 AM
 
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I Miracoli Eucaristici: TORINO I (1453)

L’ iniziatore e primo animatore del Movimento Gioventù Ardente Mariana, Don Carlo De Ambrogio, morto nel 1979 a Torino, diceva di avere Tre amori che definiva bianchi: l'Eucaristia, la Madonna e il Papa.
Leggo dalla sua biografia: “Il Regno di Dio prima di tutto” (a cura del movimento GAM, 1989)/ queste parole: “Viveva per l'Eucaristia e dell'Eucaristia. Non si spiega diversamente la sua capacità di trascinare le anime a un ardente amore eucaristico.  Dove trovava una persona o una comunità aperta allo Spirito, ne faceva con Maria delle anime di adorazione eucaristica/ delle lampade accese davanti al Tabernacolo” (pag. 64).
Dio benedica queste anime sacerdotali, eucaristico - mariane e benedica tutti coloro che con umile ed ardente amore sanno adorare la divina Eucaristia, il Tesoro più ineffabile per la nostra vita di fede.
Eppure, come mai che la Presenza del Santissimo è divenuta per tanti cristiani, un dono senza valore?
Ho sentito in questi giorni una terribile notizia: con la scusa di prendere in mano l'Eucaristia, c'è stato qualche fratello sacrilego che ha portato l'ostia consacrata per far celebrare un rito satanico.  È arrivato perfino al furto e poi ha venduto le ostie consacrate (a 50 mila lire l'una) per quell'oltraggiosissimo servizio di Satana e dei suoi terribili/ insani seguaci!
C'è da inorridire di amarezza di sgomento: ma noi credenti perché lasciamo solo Cristo nel Tabernacolo?  Perché non ne abbiamo più vigoroso amore?
Qualcuno ha detto che sono un retrogrado se bado ancora a fare la genuflessione davanti al Santissimo!  Mi dispiace, ma io faccio così come il mio parroco mi ha insegnato, vedo il Papa che sta ancora così; genuflettendo davanti a Gesù, esprimo la mia fede nella sua divina Presenza.
Alcune chiese abbandonate per ore intere sono facile occasione per rubare le ostie consacrate. E non crediate che do sia solo di oggi!
Il nostro carissimo amico Padre Giovanni di Torino, sacramentino, è stato tanto gentile da fornirmi non una, ma due mirabili storie di miracoli eucaristici straordinari avvenuti nel capoluogo piemontese.
Vi racconto intanto il primo, il più noto e forse il più drammatico.  Successivamente l'altro.
Procedo con ordine.  Un triste evento bellico dilaniava da tempo l'Italia divisa in tanti staterelli, l'uno contro l'altro armato.
Le terre del Piemonte erano sconvolte da scorribande di uomini prezzolati che andavano seminando terrore e perpetrando orrendi saccheggi.
In uno dei numerosi fatti d'arme, una compagnia di ventura, assoldata dal Duca di Savoia, riuscì ad oltrepassare Gravare spingendosi fino ad Exilles sulla via antica del Monginevro, occupandola per alcun tempo e abbandonandosi allo stupro e al saccheggio.
Le donne si nascondevano terrorizzate assieme ai loro bambini, mentre gli uomini richiamati dalle alte grida, venivano trafitti dalle lance, cadendo in un lago di sangue.  Intanto un manipolo di manigoldi riuscì ad entrare nella Pieve per rubare tutto quello che appariva prezioso.  La chiesa parrocchiale era deserta e semi buia, ma un malaugurato predatore ebbe un lampo di gioia diabolica.  Tacitando ogni richiamo della coscienza, ormai ridotta ad uno straccio, si portò, con una corsa, davanti al tabernacolo, poi ne forzò la porticina, ne estrasse l'ostensorio che racchiudeva l'ostia consacrata “l'hostia magna” e infilò il tutto in un sacco, insieme ad altri oggetti sacri/ senza alcuno scrupolo.  Uscito di chiesa/ collocò il sacco sul dorso di un giumento e si avviò per Susa, Avigliana e Ricoli alla volta di Torino.
Giunto a Torino - era il 6 giugno 1453 - in Piazza del Grano, davanti alla Chiesa di San Silvestre oggi denominata dello Spirito Santo, il giumento del sacrilego predone incespicò sull'acciottolato e, forse perché sfinito dalla fame, stramazzò a terra.
Mentre la bestia se ne stava stremata a terra, il sacco, cadendo giù dalla groppa dell'animale, si aprì e lasciò intravedere il sacro ostensorio.  Intanto, mentre si formava un gruppo di persone curiose, si vide con sbalordimento, che l'ostensorio, come animandosi, si districò da tutte le altre cose rubate e cominciò a librarsi verso il cielo, mentre un alone di luce faceva da corona all'ostia santa.
Erano circa le 5 del pomeriggio, del mercoledì fra l'ottava del Corpus Domini.
La folla ormai richiamata dalle terribili bestemmie dell'uomo sacrilego che malmenava selvaggiamente il povero ciuco, era rimasta senza parola nel vedere il prodigio dell'ostensorio salito miracolosamente, da solo, verso l'alto.
Le campane di San Silvestro cominciarono a suonare a martello e sembravano colpi sul cuore degli astanti.  La notizia del fatto prodigioso si divulgò in un baleno e tutti corsero a vedere; giunse anche qualche sacerdote e poi lo stesso vescovo, Messer Ludovico dei Signori di Romagnano.  Mentre egli si prostrava per terra, altre campane suonarono, mentre nell'aria si levava un canto: Mane nobiscum Domine; resta con noi Signore...
Il sacro ostensorio resta immobile in alto, sopra le teste di tutti, mentre una luce splendida circondava sempre più la sacra ostia racchiusa sotto il cristallo dell'ostensorio.
“Signore - pregò il vescovo - non ci abbandonare, perdona le nostre colpe, ridiscendi fra noi: Mane nobiscum Domine.  Presto portatemi un calice...”.  Quando gli fu portato dalla vicina chiesa, il buon Pastore lo innalzò verso il Cielo, in segno di viva implorazione.  La folla immensa pregava e piangeva:
“Signore pietà”.
A quel gesto implorante del Pastore della Chiesa di Torino, il prodigio avvenne: l'ostensorio si aprì e cadde al suolo, mentre l'ostia sacra rimase così librata nell'aria.  E poi mentre il sole cominciava a declinare, anche l'ostia consacrata, Gesù vivo, cominciò a scendere fino a posarsi lentamente nel calice che le mani del vescovo reggevano tremanti e venerabonde.
“Mio Dio/ ti ringrazio - diceva balbettando il vescovo - ti ringrazio”.
Con una solenne processione, tra il tripudio e la commozione di una folla incontenibile, la santa ostia fu portata nella Cattedrale.  Qui, rinnovate e moltiplicate le preghiere e le invocazioni, il Pastore benedì il Popolo di Dio con l'Ostia misericordiosa, che poi fu deposta nel tabernacolo.
Quel miracolo venne senza dubbio a consolidare la fede nella perdurante presenza di Cristo nell'augustissimo Sacramento dell'altare oltre il momento celebrativo.
Esso veniva a confermare che Gesù è presente sì nella messa, mentre si celebra, ma anche dopo la celebrazione, per il culto e la pietà eucaristica...
Ma pensate un attimo: e se Gesù, per la nostra scarsa fede, non fosse più disceso, che cosa avremmo potuto fare noi?  Che cosa sarebbe stato di noi?
Se Gesù, rattristato dai nostri peccati, se amareggiato dalle nostre freddezze, negligenze, indifferenze (e quanti cristiani stanno con tremenda freddezza, negligenza, indifferenza in chiesa dove sta Gesù Sacramento).  Se dunque Gesù un giorno decidesse di lasciare vuoto ogni tabernacolo, e i Sacerdoti non potessero più celebrare l'Eucaristia, ditemi che cosa sarebbe dell'umanità?
Ecco perché anche oggi uomini e donne di fortissima fede dedicano molte ore del giorno e anche della notte per adorare Gesù, affinché rimanga sempre tra noi!
Tu che m'ascolti/ non decidi nulla?  Aspetti che qualche insulso predone ti rubi Cristo per poi correre gridando: Signore pietà?  Sta tranquillo: nonostante la nostra poca fede, Gesù non ci lascerà mai.
Resterà per sempre tra noi.  Egli lo ha promesso: resterà per sempre, sino alla fine dei secoli.
E se a volte si nasconde, è per richiamarci, per dirci che ha sete dell'anima nostra, che vuole restare per noi, con noi, persino in noi.
Gesù non ci abbandonerà mai!
In conclusione riascoltiamo un invito di Don Carlo De Ambrogio: "Guardate Gesù, sorridetegli, fissatelo, amatelo e diventerete luminosi".
"Ogni volta che si entra in chiesa e si viene a trovare il Signore si è illuminati da Gesù Eucaristico di una luce meravigliosa: la luce dello Spirito Santo".
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